mercoledì 6 gennaio 2021

2.200 Miliardi la reazione economica al Covid degli USA Comparata con quella UE - Chiacchierata sul tema

 Cliccare qui per vedere il video 

Come gli USA hanno risposto economicamente all'emergenza Covid comparata con Italia ed Europa e il conseguente intervento delle Banche Centrali (FED e BCE) 



giovedì 9 gennaio 2020

PROVIAMO A CABIARE: Questo è quanto ho scritto nel primo articolo di questo blog. Dopo 7 anni la voglia di dare un contributo alla nostra società è ancora la stessa

Sono stanco di rimanere ad ascoltare le banalità che ogni giorno ci propinano i cosiddetti esperti. Ho sempre nei miei occhi l'immagine di un treno che corre a tutta velocità verso il disastro, e noi Italiani ed Europei siamo sopra a quel treno e corriamo, corriamo disperatamente dal vagone di testa verso l'ultimo vagone. ma è una corsa disperata, senza speranza.

Tutti i nostri sforzi saranno vani se non fermiamo la corsa del treno, se non invertiamo la marcia del treno. I macchinisti che lo guidano ora sono dei grigi burocrati settantenni incapaci di uscire dalla camicia di forza di una costruzione che loro hanno elaborato e che non vogliono abbandonare. Eppure i binari tracciati da quei burocrati ci stanno portando su strade impossibili da percorrere.

Basta guardare il PIL Italiano o peggio la Produzione Industriale Italiana dall'introduzione dell'Euro ad oggi. I numeri sono impietosi.

Ecco perché vorrei tentare con questo blog di concorrere a fare proposte in positivo per ricominciare riportare il treno verso la crescita, per ricominciare ad avere una visione positiva per il domani, per ridare un po’ di speranza ai nostri figli, e a tutti quegli Italiani che vogliono continuare a vedere prospettive migliori senza scappare dall’Italia.

Cercherò di farlo limitando al massimo le polemiche e al contrario provando a fare proposte, stimolando idee, dibattiti.

Tutti però dobbiamo essere consapevoli che il momento è drammatico e che per invertire il percorso del “treno” ciascuno di noi dovrà mettersi in gioco. Ciascuno dovrà comprendere e poi attuare azioni veramente in discontinuità con il passato. Il futuro può tornare ad essere brillante, ma dobbiamo capire che saranno necessari grandi, grandissimi cambiamenti. E’ finita l’epoca dei piccoli aggiustamenti, delle piccole manovrine.

L’Italia e l’Europa dovranno rimettersi in gioco, e cambiare politica economica, politica finanziaria e politica industriale. Idee, idee, idee. Proviamoci!

giovedì 6 dicembre 2018

Cosa ha creato il debito pubblico, chi definisce i tassi e lo spread, i pericoli del debito privato bancario, Cosa genera le crisi e come è possibile evitarle


In questo video ho illustrato come è stato creato il debito pubblico, l'importanza del livello del tasso di interesse reale e chi o cosa determina il tasso di interesse (e quindi lo Spread) . Illustro le dinamiche della crisi bancaria in Europa e in Italia.   Infine dopo aver fatto alcuni casi concreti Emiliani  concludo spiegando cosa genera veramente le grandi crisi economiche e cosa fare per evitarle. 



martedì 9 gennaio 2018

Deficit di Democrazia

Il  4 marzo in Italia avremo le elezioni.  Comunque vadano saranno elezioni monche. Chi sarà eletto dovrà eseguire ciò che Bruxelles ci imporrà.

I Cittadini italiani non hanno alcun potere sulle 2 istituzioni Europee più importanti

  • La Commissione UE (il vero governo della UE è composta da Commissari non eletti 
  • La BCE (il vero governo dell’economia UE non solo non è eletto, ma non risponde praticamente a nessuno)
Eppure sono queste 2 istituzioni a governare il nostro paese. E’ Bruxelles che ci ha detto di tagliare le pensioni, di fare il Job Act, di tagliare le spese per sanità e scuola e tante altre cose importantissime. E’ Bruxelles che ci ha imposto di mettere in costituzione il Pareggio di Bilancio (assurdo economico che nessun paese occidentale importante ha mai inserito tra le sue norme e nemmeno rispettato;  talmente assurdo  che nella storia italiana degli ultimi 160 anni l’Italia ha realizzato solo 2 volte il pareggio di bilancio ma questo non ha impedito al nostro paese di diventare uno dei più ricchi ed avanzati del mondo)
E’ la BCE che nel Settembre 2011 ha imposto all’Italia il programma di governo per gli anni seguenti. (vedi sotto testo  completo della lettera della BCE)

Per questo motivo il tema più rilevante della campagna elettorale dovrebbe essere la riforma dei nostri rapporti (riforma dei trattati) con la UE e delle regole di rappresentanza e di governo della UE al proprio interno. 

I candidati che non mettono al centro del loro programma il tema dei nostri rapporti con la UE e la radicale riforma dei trattati eludono il problema fondamentale e fanno promesse scritte sulla sabbia.

Vi sembra assurdo ciò che stiamo dicendo?  Controllate voi stessi. 
Nelle pagine sotto trovate il testo del documento mandato dalla BCE al Governo Italiano nel 2011. Ebbene negli anni successivi, 3 diversi  governi (Monti, Letta e Renzi) hanno esattamente realizzato ciò che richiesto  dalla BCE . Per rendervi più agevole la lettura abbiamo sottolineato i punti ed abbinato alcune delle leggi più importanti varate.  Ma ci son anche tantissime norme meno significative che sono state attuate negli anni e che hanno realizzato quanto richiesto.
La domanda è:  siete d’accordo che un organismo non eletto e totalmente incontrollato dai cittadini italiani ci detti l’agenda dei provvedimenti da varare o ci vieti di vararne altri?  


Se vi piace che qualcuno governi al Vostro posto, e decida la Vostra vita lasciate tutto così. Se credete ancora che la democrazia sia importante e volete che il Vostro voto conti, cercate candidati che mettono al centro la riforma dei nostri rapporti con la UE.  

  
Il testo della lettera della Bce al Governo italiano
29 settembre 2011    

 

martedì 27 giugno 2017

L'emigrazione dei nostri giovani migliori è un delitto per il futuro dell'Italia

Italia regala il bene più prezioso a Germania e Inghilterra. Ecco i numeri del disastro.

La preparazione di un Ingegnere o un medico italiano costa circa 300.000 Euro (stato + famiglia) . Quella di un diplomato circa 150.000 Euro. E’ l’investimento più alto per una famiglia e per lo stato. 

E’ l’investimento sul nostro futuro.

La settimana scorsa i Consulenti del Lavoro hanno pubblicato un ottimo rapporto dal quale si evince che “Un esercito di 509.000 connazionali si è cancellato dall'anagrafe per trasferirsi all'estero per motivi di lavoro nel periodo 2008-2016”.


Una ricerca sulle emigrazioni stima che oltre il 60% degli italiani che emigrano sono diplomati o laureati. I primi tre paesi verso cui i nostri connazionali si dirigono sono nell'ordine Germania, Inghilterra e Francia.

Stimiamo per difetto che i laureati italiani emigrati siano 120.000 e che i diplomati siano 185.000 con un rapido calcolo è possibile stimare che negli ultimi 8 anni l’Italia abbia “regalato” o meglio trasferito all’estero un investimento di circa 64 Miliardi di Euro. 
Il numero di per se è già enorme, ma non è nulla se consideriamo che stiamo letteralmente regalando all’estero il nostro futuro. 
 Nel 21° secolo lo sviluppo di una nazione dipende soprattutto dalla sua capacità di innovare e di gestire la complessità. Quale futuro può avere un paese che spesso vede i suoi giovani migliori portare all'estero idee, imprenditorialità, capacità di lavoro.
 Su cosa costruiremo l’Italia del domani? La costruiremo sui pensionati e le loro badanti? La costruiremo sui giovani senegalesi e nigeriani che servono per ridurre di qualche euro il costo del lavoro dequalificato? Pensiamo veramente sia possibile fare concorrenza sul prezzo a cinesi e indiani?

Per tanti anni ho diretto un centro che specializzava i migliori diplomati e laureati e li collocava nelle imprese, soprattutto emiliane e lombarde. Studiavamo i loro percorsi dopo anni di lavoro: spesso diventavano gli elementi portanti delle aziende dove erano stati inseriti. Fino a 10 anni fa ci preoccupavamo di attirare da altre regioni e dall’estero giovani con un ottimo CV universitario per specializzarli e inserirli nel nostro tessuto produttivo. Ho personalmente organizzato percorsi di integrazione con le Università Inglesi, ma l’obiettivo era mandarli all’estero per qualche mese per acquisire ulteriori conoscenze, che poi avrebbero portato qui nelle nostre imprese meccaniche, alimentari o dell’abbigliamento.

Smettere di offrire ai nostri giovani diplomati e laureati un percorso di lavoro in Italia è l’errore più grande che il nostro paese possa compiere. Stiamo letteralmente svendendo il nostro futuro insieme ai nostri giovani, ai nostri figli e nipoti.

Per invertire il processo non servono ridicoli incentivi per il “rimpatrio dei cervelli”.

Servono:

la fine dell’austerità imposta da una UE a guida tedesca che tratta l’Italia come un paese satellite da cui attingere subforniture e ora, anche ottimi lavoratori della mente;
far ripartire il credito alle PMI;
una politica industriale;
forti investimenti in innovazione di prodotto e di processo.

Questa deve essere la nostra Linea del Piave. Se la UE non ci permette di fare queste azioni, allora questa UE (per al quale ho lavorato tanto) diventa un vecchio arnese inutile.


26 Giugno 2017

Primo Gonzaga

Bibliografia



lunedì 29 maggio 2017

GLI SQUILIBRI NEL MONDO SONO REALI: non è sostenibile un sistema con nazioni che importano sempre e paesi che esportano sempre

In economia come in natura c'è una legge che si chiama "equilibrio nel lungo temine"

Le fratture che emergono ora tra USA, Germania e China non riflettono differenze di leadership come molti commentatori superficiali tendono ad evidenziare, ma sono il frutto di squilibri di lungo e lunghissimo temine tra i paesi più importanti del mondo. Squilibri talmente imponenti e di lunghissimo periodo per i quali urge una correzione o almeno l'inversione della tendenza.


La Germania dagli anni settanta è esportatore netto. 
Tale andamento si è ulteriormente amplificato dal 2000 con l'entrata nell'Euro.
Per la Cina invece lo sviluppo impetuoso dell'Export con conseguente immenso saldo commerciale positivo è avvenuto negli ultimi 20 anni

La Cina aderì al WTO nel Dicembre 2001 da allora il suo saldo commerciale è esploso. 


Alla fine però, avendo 2 grandi paesi che esportano sempre,  ovviamente ci vuole anche chi importa sempre. La funzione di grande compratore e sostenitore dell'economia mondiale negli ultimi decenni l'hanno svolta gli Stati Uniti che dal 1971 (fine della convertibilità del $ in oro) sono diventati importatori netti.

Il saldo commerciale USA. Sempre costantemente negativo dagli anni 70



E' innegabile che vi sia uno squilibrio di proporzioni gigantesche e che tale squilibrio non è sostenibile ancora a lungo. I grandi del mondo possono incolparsi a vicenda, la Merkel o Trump possono risultare più o meno antipatici, ma tutto questo non cambia il problema (per i media Obama era più simpatico di Trump ma la sua amministrazione ha bastonato sia la VW che DeutscheBank con multe miliardarie).

Ora negli Stati Uniti è andato al potere un Presidente che rappresenta maggiormente i grandi produttori e la classe media americana, cioè quella parte di US più penalizzata dall'Import. E' quindi del tutto legittimo che nei vari consessi internazionali si ponga tale problema. Stabilire chi ha ragione è del tutto inutile. Il problema c'era prima di Trump e se non si risolve ci sarà dopo Trump in termini ancor più drammatici.

Gli scenari possibili:

  1. una nuova Bretton Wood che ridefinisca un ordine mondiale Monetario/Commerciale con regole il più possibile condivise
  2. un incremento dei conflitti con politiche Monetarie / Commerciali capaci di scardinare anche l'ordine politico mondiale (le poste in gioco sono altissime). 
E' di gran lunga preferibile la soluzione 1 ma per raggiungerla senza disastri economici e politici è necessario che il riequilibrio avvenga  attraverso manovre espansive dei mercati interni Cinese e Tedesco . In altre parole bisogna che la Cina e soprattutto la Germania adottino politiche di investimento e di crescita dei salari in modo che il mercato interno di quei paesi assorba il surplus di merci prodotto. Se al contrario si continuerà ad adottare una politica mercantilista. Lo scontro sarà inevitabile. 






venerdì 26 maggio 2017

Investire nelle energie alternative. La vera sfida della UE.

Parto da una notizia di ieri: 


"Tesla inizia la vendita delle tegole solari per la produzione di energia dal sole". 





Jeremy Rifkin ha già abbondantemente spiegato come funzionerà il mondo del futuro. L'energia elettrica sarà prodotta in modo distribuito. Ciascuna casa, ciascuna impresa produrrà una parte di energia. E’ il ribaltamento dell'attuale concetto di grandi centrali dove produrre elettricità e poi reti di distribuzione. Insomma dal top down al bottom up. 
Tutto questo potrà cambiare veramente il mondo. Non è solo questione di inquinamento ma anche e soprattutto di geopolitica: Oggi le guerre si fanno per il controllo dell'energia. Quando tutti produrranno energia il paradigma cambierà. 
 
Da molto tempo scrivo che l'Europa dovrebbe fare un grande piano di investimento per la ricerca, la produzione, l'installazione di sistemi di produzione di energia rinnovabile. 
 
Questo permetterebbe di raggiungere tre obiettivi:
  1. ridurre la dipendenza energetica della UE
  2. far ripartire l’economia e con essa l’occupazione 
  3. usare la tecnologia per migliorare il mondo e lasciare un ambiente migliore ai nostri  figli.
La Banca Centrale Europea da 2 anni crea 80/60 Miliardi di Euro ogni mese per comprare obbligazioni.  Perché non usare lo stesso sistema per finanziare un grande piano di investimenti per rilanciare l’industria europea delle rinnovabili?
 
Questa è la strada. 
Qualcuno mi dirà che questo creerebbe inflazione. E’ la grande balla che la finanza utilizza per evitare che gli investimenti vadano a vantaggio di gran parte della popolazione e non di poche grandi famiglie. 
Gli amici mi chiedono sempre: c’è un limite alla creazione di moneta da parte di uno stato? 
Si. Il limite è la piena occupazione. Quando si arriva a un tasso di disoccupazione del 2/3% bisogna interrompere la “stampa di moneta” .  Siamo lontanissimi da questo obiettivo. 
 
L’altra ragione che gli scettici ripetono: nessuno lo ha mai fatto.  Non è vero, gli esempi sono moltissimi e applicati  nei  grandi paesi occidentali. Ad esempio lo ha fatto Roosevelt con il famoso New Deal, o lo sta facendo in questi anni  il Giappone che finanzia la ricostruzione post tzunami (20.000 morti e tante centrali atomiche da fermare e sostituire). A questo deve servire la UE. Altrimenti dopo anni di lacrime e stridori di denti imploderà. 
 
E’ necessario un grande piano di investimenti pari al 3/4% del Pil annuale per molti anni. La tecnologia c’è, i milioni di giovani disoccupati non aspettano altro. Questa è l’alternativa. 
 
Per chi vuole approfondire Tesla: Solar roof 

venerdì 2 settembre 2016

La politica economica italiana non dipende più dai nostri politici. indipendentemente dallo schieramento. Ecco la dimostrazione.

Le leve della  politica economica negli ultimi 20 anni non sono più in mano agli Italiani. La nostra economia è totalmente dipendente dal vincolo esterno. Nelle prossime righe, con i soliti numeri vi proverò che questo è vero. 
Ecco i numeri dal 1993 in poi:
  • Il Centro Sinistra ha governato l'Italia per 3646 giorni  (Renzi, Prodi, Letta, D’Alema, Amato).
  • Berlusconi ha governato per 3292 giorni. 
  • I governi Tecnici (Ciampi, Monti e Dini) hanno governato 1130 Giorni.

Tanti governi, con schieramenti molto diversi, ma nessun cambiamento della politica economica.

Negli ultimi 23 anni (la Seconda Repubblica)  abbiamo avuto 45,2% del tempo gestito da governi con premier del CSX (Prodi, Amato, D'Alema., Letta, Renzi ) e 40,8% del tempo con Governi di Berlusconi.  I Tecnici hanno governato per il 14% del tempo (Ciampi, Dini, Monti)

Non mi sembra che ci sia stato una differenza sostanziale nei risultati macro delle  politiche economiche dei due poli. Tutti appena arrivavano al potere promettevano grandi cambiamenti, e novità. Così Berlusconi, e allo stesso modo il PDS/Ulivo di Prodi.
Abbiamo avuto partiti completamente nuovi che prima non esistevano (Forza Italia, Lega, IDV, 5Stelle, Sel), o profondamente rinnovati PCI/PDS/PD .
Altri partiti storici sono completamente spariti DC, PSI, PRI, PLI, AN.

Non si può dire che la politica sia stata statica negli ultimi 20 anni, ma se andiamo a comparare l'andamento nel lungo termine della nostra produzione industriale. Vediamo che: 

La Produzione industriale Italiana (linea Rossa) è sempre cresciuta (periodi evidenziati in giallo) in modo uguale a quella tedesca al di fuori della moneta unica, mentre quella tedesca è decollata con lo SME e poi con l'Euro mentre l'Italia è collassata
  1. sostanzialmente è sempre cresciuta fino all'entrata nello SME, 
  2. è cominciata a decrescere nel periodo del Serpente Monetario Europeo (Cambi fissi con le altre valute della UE) . Mentre ala Germania continuava a crescere (fino al 92/93) 
  3. abbiamo ripreso a crescere al momento della uscita dallo SME (1993) 
  4. la Produzione industriale è cresciuta fino all'entrata nell'Euro (2000), 
  5. poi il disastro, all'inizio strisciante ( anche perchè nei primi anni l'Euro si svalutò verso il dollaro) poi dirompente dopo la crisi del 2007/2009. Con un calo della produzione industriale di oltre il 25%. Tassi di decrescita visti solo in tempo di guerra. Nello stesso tempo la produzione industriale tedesca esplodeva. 

Ora possiamo perpetrare il giochino televisivo del partito nuovo o del leader nuovo approfittando del fatto che la maggior parte della popolazione non ha memoria storica e tanto meno mette in relazione l'Economia con la storia. Quindi possiamo raccontare la favola dell'evasione fiscale  o dei costi della politica e spingere il malcontento verso questi obiettivi e su questo far leva, ma il gioco durerà poco (l'evasione c'era anche prima del 2.000 e lo stesso si può sostanzialmente dire per i costi della politica). Certo è doveroso ridurli e migliorare il sistema, ma questo dal punto di vista macroeconomico darà contributi quasi nulli all'economia (al massimo contribuirà ad un riequilibrio interno dei redditi). 

Con la caduta del muro i grandi ingranaggi della storia si sono rimessi in moto. Ora la nostra politica economica non dipende più da noi ma da un gruppo di burocrati che prendono ordini da Berlino.

Il vero spread che dovremmo studiare è l'indice della Produzione Industriale e il divario crescente con quella tedesca (oppure gli indici ella disoccupazione che poi sono la stessa cosa) .
La politica UE/BCE indipendentemente dai diversi governi italiani sta progressivamente distruggendo il nostro sistema industriale (agricoltura e servizi compresi) a vantaggio di quello tedesco. Gli indicatori storici sono evidentissimi e la crisi è tutt'altro che finita, stiamo assistendo in questi giorni a una timida stabilizzazione in attesa di ulteriori cali. 

L'unica vera exit stategy per lo sviluppo parte dalla consapevolezza che l'Italia è ancora un grande paese e i leader italiani devono ricominciare a far valere le nostre ragioni a livello internazionale con le opportune alleanze. Obiettivo è rinegoziare i trattati UE, Tutto il resto sono chiacchiere di breve durata.
Il alternativa i nostri “Vassalli” possono fare solo politiche economiche per redistribuire all’Interno tra i vari settori e le diverse classi di cittadini i sacrifici di una politica UE che favorisce solo il centro dell’Impero. Quindi sono e saranno governi (dal punto di vista economico) inutili. Semplici “vassalli” del nuovo Sacro Romano Impero chiamato UE.

venerdì 22 luglio 2016

La distruzione della "classe media" e la concentrazione del reddito negli USA

Oggi tutti i media demonizzano Trump, dimenticando cosa spinge una parte dell'elettorato USA a sostenere le sue tesi. Uno dei tanti elementi da considerare è la continua distruzione della classe media a favore di una assurda concentrazione della ricchezza.
Questo è il problema, questa è la vera causa, o almeno una delle vere cause. Trump ne è solo la conseguenza. Va eliminata la causa e Trump sarà sconfitto.


su LTEconomy l'intero articolo, di cui qui mettiamo uno stralcio molto interessante sulla crescita della concentrazione della ricchezza negli USA

La disuguaglianza di ‘reddito’ nei Paesi ricchi

Cominciamo con alcuni Paesi ricchi. L'esempio più chiaro viene dagli Stati Uniti d'America. La seguente figura indica la quota di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco della popolazione degli Stati Uniti nel periodo 1910-2013. Ebbene, in base ai dati del The World Top Income Database, il decile più ricco della popolazione statunitense deteneva fino al 45-50 per cento del reddito nazionale nel periodo 1910-1920; la quota è poi scesa intorno al 30-35 per cento entro la fine del 1940, stabilizzandosi a quel livello tra il 1950 e il 1970. Successivamente si è avuto un rapido aumento della disuguaglianza negli anni “80, e la quota di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco della popolazione è cresciuta al 45-50 per cento entro il 2000. L'entità del cambiamento è impressionante.

Fonte: LTEconomy, elaborazione su dati del ‘The World Top Income Database’

Secondo Thomas Piketty (2014), questo spettacolare aumento della disparità di reddito è il risultato in gran parte di una ‘separazione delle retribuzioni dei top manager’ delle grandi imprese dalle retribuzioni del resto della popolazione. L’effetto separazione potrebbe essere in parte spiegato da un aumento improvviso delle competenze e della produttività dei manager rispetto al resto della popolazione. Ma, secondo Piketty, la spiegazione più plausibile è da attribuire all’aumentato potere che hanno i manager nello stabilire i propri compensi, in alcuni casi senza limiti e, in molti casi, senza alcuna chiara connessione con i loro livelli di produttività e le loro performance. Questo è un fenomeno che ha principalmente riguardato gli Stati Uniti e, in misura minore, la Gran Bretagna. La tendenza è meno marcata in altri Paesi ricchi (come Giappone, Germania, Francia e altri Stati Europei continentali), ma va comunque nella stessa direzione.

La distruzione della "classe media" e la concentrazione della ricchezza negli USA

Oggi tutti i media demonizzano Trump, dimenticando cosa spinge una parte dell'elettorato USA  a sostenere le sue tesi. Uno dei tanti elementi da considerare è la continua distruzione della classe media a favore di una assurda concentrazione della ricchezza. 
Questo è il problema, questa è la vera causa, o almeno una delle vere cause.  Trump ne è solo la conseguenza.  Va eliminata la causa e Trump sarà sconfitto.


su LTEconomy l'intero articolo, di cui qui mettiamo uno stralcio molto interessante sulla crescita della concentrazione della ricchezza negli USA

La disuguaglianza di ‘reddito’ nei Paesi ricchi
Cominciamo con alcuni Paesi ricchi. L'esempio più chiaro viene dagli Stati Uniti d'America. La seguente figura indica la quota di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco della popolazione degli Stati Uniti nel periodo 1910-2013. Ebbene, in base ai dati del The World Top Income Database, il decile più ricco della popolazione statunitense deteneva fino al 45-50 per cento del reddito nazionale nel periodo 1910-1920; la quota è poi scesa intorno al 30-35 per cento entro la fine del 1940, stabilizzandosi a quel livello tra il 1950 e il 1970. Successivamente si è avuto un rapido aumento della disuguaglianza negli anni “80, e la quota di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco della popolazione è cresciuta al 45-50 per cento entro il 2000. L'entità del cambiamento è impressionante.

Fonte: LTEconomy, elaborazione su dati del ‘The World Top Income Database’

Secondo Thomas Piketty (2014), questo spettacolare aumento della disparità di reddito è il risultato in gran parte di una ‘separazione delle retribuzioni dei top manager’ delle grandi imprese dalle retribuzioni del resto della popolazione. L’effetto separazione potrebbe essere in parte spiegato da un aumento improvviso delle competenze e della produttività dei manager rispetto al resto della popolazione. Ma, secondo Piketty, la spiegazione più plausibile è da attribuire all’aumentato potere che hanno i manager nello stabilire i propri compensi, in alcuni casi senza limiti e, in molti casi, senza alcuna chiara connessione con i loro livelli di produttività e le loro performance. Questo è un fenomeno che ha principalmente riguardato gli Stati Uniti e, in misura minore, la Gran Bretagna. La tendenza è meno marcata in altri Paesi ricchi (come Giappone, Germania, Francia e altri Stati Europei continentali), ma va comunque nella stessa direzione.