giovedì 31 ottobre 2013

La Germania ha erogato 259 MLD di euro per salvare le sue banche dal fallimento. L'Italia 15!

La grande balla.
La Germania ha finanziato in maniera abnorme e con fondi pubblici il suo sistema bancario sull’orlo del fallimento per i derivati sui Subprime USA
Guardate le cifre.  Sono imponenti

La Germania  in 4 anni ha stanziato 646 miliardi di euro e ne ha usati 259. Tantissimi. Basti dire che 259 miliardi di euro è pari al 10,1% del Pil tedesco e che 646 rappresenta addirittura il 25,1% del prodotto interno lordo del Paese.  
Fonte: Commissione europea, direzione generale per la Concorrenza. Grafico a cura di Pierluigi Tolot - Panorama.


Vorrei ampliare il discorso dal bilancio alle politiche industriali, che dovrebbero essere di ampio respiro e concorrere a disegnare lo sviluppo dell'Italia nel lungo periodo.
Monti come commissario UE alla concorrenza è stato per molti anni il paladino che ha lottato contro tutti gli aiuti di stato (alle industrie o ai settori industriali e ai sevizi). Ci si è totalmente dimenticati che le politiche di sviluppo di settori strategici (con ricerca precompetitiva) e con l'avviamento di attività capital intensive spesso non possono prescindere dal supporto dello stato (investimenti forti e protratti nel tempo).
Ecco la storiella sulla concorrenza (giusta) che ci hanno propinato per far digerire il divieto assoluto di aiuti di stato è stato uno delle cause della mancanza di politica industriale.

Poi ovviamente il buon Monti insieme alla Merkel e a tutta la combriccola è riuscito nella operazione di far tutti cornuti e mazziati: come? Semplice, abolendo gli aiuti di stato per il settore bancario e permettendo prima a Germania ed Inghilterra e poi anche a noi (leggi art 8 del decreto Salva Italia) di finanziare ampiamente banche (giusto) e salvare i banchieri incapaci e truffaldini (sbagliato) a spese del contribuente. 
Noi non abbiamo negoziato con la Germania lo scambio tra salvataggio delle banche Tedesche con l'allargamento dei parametri del deficit e la possibilità di far intervenire la BCE sul mercato aperto per acquistare i nostri titoli (leggi BTP) e ridurre così il costo del nostro debito. Questo è il grande errore dei nostri politici. Invece di negoziare con la Germania che chiedeva (in quei giorni supplicava) di abolire gli aiuti di stato per poter finanziare le banche ci siamo accontentati delle bricioline dei Tremonti e dei Monti  Bonds. 
Questo è l'errore con la E maiuscola dei nostri governi.

Ora lo dice anche Mediobanca: noi lo affermiamo da anni. Questa politica UE è insostenibile per l'Italia

Uno dei grafici del Telegraph che dimostra il credit crunch in atto.
In Lungo articolo apparso sul Telegraph si spiega con dovizia di dati come la politica economica della UE a guida Germania sia insostenibile per l'Italia e che se continuerà porterà fatalmente all'Uscita dell'Italia dall'EURO. Ecco il link al Telegraph, che noi leggiamo da molto tempo e che suggeriamo di osservare attentamente per gli approfondimenti che periodicamente fa sulla situazione italiana. e UE. Approfondimenti che sono fatti con dati oggettivi e non con banali osservazioni come spesso accade sui media italici che si limitano a riportare lo Spread o ad essere contenti se la borsa sale e catastrofisti se la borsa scende.

"The recession has flattened, that is all," says Antonio Guglielmi from Mediobanca. "The debt-to-GDP ratio has risen by 15 percentage points [to 133pc] over the past 15 months because there is no growth. It is all because of the effects of austerity and the fiscal multiiplier. We are making the same mistake they made in Greece."

Lo ricordo ai pochi amici che frequentano questo Blog: il vero spread è dato dalla Produzione Industriale che in Italia continua a scendere mentre in Germania aumenta costantemente. dall'inizio dell'Euro il Delta è ormai attorno al 45%. Questo vuol dire che le nostre aziende chiudono, gli italiani perdono il lavoro e l'intera nazione arretra. Aggiungiamo che le aziende che muoiono e interi sistemi produttivi che spariscono, non rinasceranno più, oppure necessiteranno di anni per riprendersi. La tesi che l'austerità a guida tedesca (sostenuta anche da alcuni blog economici e da molti economisti) faccia bene nel lungo periodo all'Italia perchè ci costringerà ad essere più competitivi è una vera porcata, perchè le imprese che oggi chiudono sono imprese sane, la difficoltà a competere deriva da:
- crollo del mercato interno
- crollo del credito bancario
- aumento del costo del debito (interessi mediamente molto più alti che in Germania o Inghilterra).
Tutti fattori che centrano poco con la capacità di fare prodotti innovativi e di produrli in modo efficiente. Se noi uccidiamo interi distretti industriali saremo condannati ad una terribile decrescita...... e non sarà felice!
Aggiungo ora La traduzione in Italiano del telegrapha


sabato 19 ottobre 2013

La povertà in Italia cresce e tocca sempre più gli under 35: questo è il frutto della politica della UE.

 Caritas Italiana sui dati Istat sulla povertà: «Famiglie condannate a farcela da sole»

Non si è fatta attendere la reazione della Caritas Italiana ai dati Istat diffusi ieri, mercoledì 17, sulla povertà in Italia. In un comunicato sul proprio sito internet viene sottolineato anzitutto l’ampio livello di povertà del nostro Paese, con 9 milioni 563mila persone in povertà relativa in Italia, pari al 15,8% della popolazione. «Di questi - riporta la nota -, 4 milioni e 814mila (8%) sono i poveri assoluti, che non riescono ad acquistare beni e servizi essenziali per una vita dignitosa. Un aumento sensibile rispetto all’anno precedente in cui erano 8.163.000 le persone in povertà relativa e 3 milioni 415 mila quelle in povertà assoluta».

«Le nostre comunità e le Caritas diocesane percepiscono da tempo questa situazione nel quotidiano: conoscono i volti delle persone e delle famiglie che sono scivolate giù attraverso le maglie troppo larghe della rete di protezione sociale, condannati a farcela da soli alla perdita di lavoro, ad un reddito troppo limitato o ad un lavoro precario o - peggio - in nero. Condannati a farcela da soli o solo con un aiuto della propria famiglia, degli amici, di una parrocchia o delle ancora tante realtà di solidarietà che il nostro paese conserva».

«Siamo di fronte ad una crisi che non lascia scampo – dice don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana -. I dati evidenziano come la crisi ha determinato l’estensione dei fenomeni di impoverimento ad ampi settori di popolazione, non sempre coincidenti con i “vecchi poveri” del passato. Cresce la multi problematicità delle persone, con storie di vita complesse che coinvolgono tutta la famiglia; è sempre più diffusa la fragilità occupazionale, aumenta il disagio degli anziani, si impoveriscono ulteriormente le famiglie immigrate e peggiorano le condizioni di vita degli emarginati gravi». Nel testo si afferma, poi, che i dati provenienti dalle Caritas diocesane confermano una situazione allarmante. Più del 29% di coloro che si rivolgono ai “Centri di ascolto” Caritas hanno meno di 35 anni, mentre il 6,7% sono anziani.

Emerge tra gli italiani il dato dei padri separati o divorziati, con una incidenza del 22,6%. Quasi la metà di loro, il 44,2%, ha richiesto beni primari per la sopravvivenza, mentre il 10,2% ha gravi problemi abitativi. A questa situazione Caritas Italiana e le Caritas diocesane rispondono con una rete di 1.760 servizi promossi e/o collegati alle realtà diocesane, dove operano 29.429 volontari laici. Complessivamente sono 14.246 i servizi socio-assistenziali e sanitari collegati con la Chiesa italiana, dove sono attivi 279.471 volontari laici. I Centri di Ascolto Caritas sono 2.832 con 28mila volontari laici.

18 luglio 2013

mercoledì 16 ottobre 2013

Nuove forme di energia: tanti enti ed imprese studiano in tutto il mondo.


Osservate bene, leggete i nomi che appaiono nel disegno. Ci sono società minuscole, piccoli enti di ricerca, ma anche SPA giganti (come Toyota e STM) e alcuni dei più importanti enti di ricerca del mondo (come il MIT o la NASA). Gli italiani sono all'avanguardia, anche se nessuno ne parla. 
Tutti questi soggetti stanno, in vario modo lavorando e sperimentando forme di "produzione anomala di energia " da sistemi LENR banalmente detti "Fusione Fredda". 

Saranno tutti stupidi sognatori o ci sarà qualcosa di nteressante?

Il disegno è tratto da "Pure Energy system"

Se abbiamo la capacità di sollevare lo sguardo e andare oltre la crisi, scopriremo che l'uomo ha potenzialità immense. 




giovedì 10 ottobre 2013

Se i tassi interesse crescono, l'Italia non avrà alcuna speranza. Lo dice la BRI la banca delle banche



Il cuore del problema oggi è la finanza. Le manovre delle Banche Centrali hanno un impatto immenso sui singoli stati e sulle persone. Mentre da noi si discute di IVA e IMU le azioni della FED o della BCE possono muovere molti trilioni. In questo sito ribadiamo la necessità di riportare sotto il controllo dei cittadini italiani le azioni della BCE. Al fine di far comprendere l'importanza di ciò che dico allego l'estratto dell'ultimo rapporto della BRI (Banca dei Regolamenti iInternazionali - la banca delle banche di tutto il mondo). Ecco l'impatto delle manovre sui tassi di interesse: ....."Per capire il perché, basta ricordare che in molte economie avanzate i tassi di interesse a lungo termine nei vent’anni che hanno preceduto la crisi siattestavano in media sul 6% circa (grafico I.3, diagramma di sinistra). Oggi i rendimenti dei titoli a lungo termine nelle principali economie avanzate si aggirano intorno al 2% (molto al disotto in Giappone). Quando i tassi di interesse e i rendimenti cominceranno a salire, gli investitori che detengono titoli di Stato sono destinati a perdere somme elevatissime Si pensi a quello che succederebbe ai detentori di buoni del Tesoro statunitensi (esclusa la Federal Reserve) se i rendimenti dovessero crescere di 3 punti percentuali lungo l’intera struttura per scadenze: perderebbero più di $1 trilione, vale a dire quasi l’8% del PIL statunitense (grafico I.3, diagramma di destra). Le perdite per i detentori di titoli emessi da Francia, Giappone, Italia e Regno Unito varierebbero dal 15 al 35% circa del PIL dei rispettivi paesi. È improbabile che i rendimenti segnino un’impennata di 300 punti base dall’oggi all’indomani, ma l’esperienza del 1994, quando i rendimenti obbligazionari a lungo termine in una serie di economie avanzate salirono di circa 200 punti base nel corso di un anno, dimostra che un grosso movimento al rialzo può avvenire in tempi relativamente rapidi. E se singoli investitori possono cautelarsi con sofisticate strategie di copertura, alla fine il rischio di tasso di interesse ricade necessariamente su qualcuno. La perdita potenziale in rapporto al PIL è a livelli record nella maggior parte delle economie avanzate. Dal momento che tale perdita ricadrebbe anche sulle banche straniere e nazionali, un innalzamento dei tassi di interesse, se non eseguito con la massima attenzione, rappresenterebbe un rischio per la stabilità del sistema finanziario. A questo riguardo, sarà fondamentale una comunicazione chiara e tempestiva da parte delle banche centrali prima di mosse restrittive"......

martedì 24 settembre 2013

L’Enciclica Caritas in Veritate indica la strada per salvare l’Europa. Un grande piano per rilanciare lo sviluppo.

(Ripropongo l'articolo scritto in aprile.... questa è la via.)
L’agire gratuito proposto dall’Enciclica può apparire del tutto astratto e può sembrare uno dei concetti più difficili da realizzare nel mondo moderno.
“La vittoria sul sottosviluppo richiede di agire non solo sul miglioramento delle transazioni fondate sullo scambio, non solo sui trasferimenti delle strutture assistenziali di natura pubblica, ma soprattutto sulla progressiva apertura, in contesto mondiale, a forme di attività economica caratterizzate da quote di gratuità e di comunione.” (Caritas in Veritate n° 39)
Eppure l’economia moderna ha già realizzato esempi di agire gratuito e oggi ha tutti gli strumenti per attuare concretamente questo concetto.
Ecco alcuni esempi di agire gratuito del XX secolo:
1.   Kohl lo realizzò nell’89 quando fece l’unificazione delle due Germanieregalando letteralmente ai tedeschi ex DDR un Marco Nuovo in cambio di un vecchio e inutile marco della Germania Comunista. Anche allora si opposero in tanti, anche e soprattutto, all’interno della Germania. Di fatto era un regalo immenso di Bonn, un regalo della democrazia agli ex comunisti, un immenso trasferimento di ricchezza. Oggi nessuno ricorda le polemiche di allora, così uguali alle polemiche di oggi.

2.   Il Piano Marshall, che aiutò i paesi sconfitti a rinascere, è un altro esempio di “agire gratuito in termini macroeconomici” .  La maggior parte delle risorse del Piano fu indirizzata alla ricostruzione delle infrastrutture dei paesi sconfitti (ferrovie, strade, linee elettriche etc..) e al credito per la  ricostruzione delle imprese locali. Solo una quota andò a finanziare l’import di materie prime e manufatti provenienti dagli USA.
Chi scrive e ben consapevole che le due azioni avevano anche un fine politico strategico che andava ben oltre quello strettamente economico. Qui il discorso sarebbe infinito, rimane però incontrovertibile che quelle azioni ribaltarono il paradigma precedente che vedeva il paese politicamente o militarmente sconfitto costretto a pagare per i danni di guerra o nel migliore dei casi a trovare in piena solitudine la propria via allo sviluppo.
Ricordiamo tutti che nel 1919 la politica ottusa dei danni guerra voluta dalle potenze vincitrici portò la Germania al disastro e all’iperinflazione della Repubblica di Weimar (1923) cui seguirono le politiche di rigore che portarono a 6 milioni di disoccupati e all’ascesa di Hitler nel 33. (Importante sarebbe ricordare che tra l’iperinflazione e l’ascesa di Hitler accaddero la crisi del 29 e passarono 10 anni di politiche di rigore e di disoccupazione)
Rimane però evidente che gli Stati Uniti al termine di una guerra sanguinosa invece di obbligare gli sconfitti a sacrifici lacrime e sangue si misero ad agevolarne lo sviluppo garantendo con le proprie risorse il credito necessario alla ricostruzione. 
Non fu uno schema logico facile da far digerire all’interno del paese ed anche economicamente sarebbe stato impensabile se si fossero applicati gli schemi monetaristi che la UE a guida tedesca applica oggi alla zona Euro.
Il deficit pubblico degli Stati Uniti era aumentato in maniera esponenziale negli anni di guerra (+14,2% nel 1942 e +30,3% nel 43, +22,7% nel 44, +21,5% nel 45 e +7,2% nel 46). Eppure prevalse la politica espansiva, prevalse la logica del prestito senza garanzie (gratuito), prevalse la logica di scommettere sullo sviluppo futuro, di scommettere che i benefici dello sviluppo e della pace sarebbero stati di gran lunga superiori al rischio di un investimento senza garanzia alcuna.
Il piano Marshall che, con altro nome fu applicato anche in Giappone, accelerò enormemente l’uscita dalla crisi dei paesi sconfitti e permise loro di avviare un percorso politico ed economico virtuoso che mantenne la pace in Europa e nel mondo.
I due esempi dimostrano in maniera concreta che quando, in passato, lo stesso agire gratuito è stato realizzato a livello macroeconomico i benefici sono stati immensi. Sbaglia chi confina l’agire gratuito agli esempi, pur positivi, del microcredito.
Questa è la via maestra cui dovrebbe tendere l’Europa. Un grande piano “Marshall” Europeo per investire sul nostro futuro, finanziando le imprese europee, finanziando la ricerca, sviluppando le infrastrutture, creando ad esempio un sistema europeo basato sulle energie alternative e rinnovabili. Ci vuole un grande progetto di sviluppo attorno al quale coagulare le forze migliori e poi bisogna finanziarlo.
Nessuno si azzardi a dire che non è possibile perché non abbiamo “soldi”. Dalla fine del “golden standard” ad oggi la moneta non ha nessun valore intrinseco. La moneta è solo un mezzo per agevolare gli scambi e per agevolare il credito finalizzato a creare sviluppo.
Nel 45 gli Stati Uniti pur venendo da anni di guerra con grande aumento del rapporto debito/pil finanziarono i piani di sviluppo in Europa e Giappone. Nel ‘89 Kohl non si preoccupò di aumentare enormemente il deficit della Germania di Bonn per finanziare lo sviluppo della ex DDR.
La moneta e la creazione di moneta e di credito devono essere strumenti a supporto di politiche di sviluppo.
E necessario un grande progetto strategico e gli strumenti monetari possono realizzare concretamente a livello macroeconomico ciò che la Caritas in Veritate ha enunciato come principio.

martedì 10 settembre 2013

La Tobin TAX è illegale: A dirlo sono i Servizi Legali della UE

In questo piccolo Blog abbiamo sempre detto che la Tobin Tax applicata solo in alcuni paesi avrebbe affossato i mercati finanziari in maniera selettiva. Ma ovviamente Monti non aveva nemmeno il buon senso di un Bagnino di Riccione e nel furore di applicare ciò che la Merkel gli chiedeva ha creato anche la Tobin TAX italiana. 
Ora perfino i sevizi Legali della UE affermano la stessa cosa, con l'aggravante che ritengono sia anche una turbativa alla concorrenza. Perchè aggravante? 
Semplice il Nostro Monti è stato Commissario alla Concorrenza per 10 anni. Ma benedetto ragazzo si può essere il paladino della concorrenza e poi fare una legge che anche un bambino capisce che crea squilibri nella concorrenza tra paesi UE? 
Ma come è diventato presidente della Bocconi questo? 
Da WSI -
Il piano europeo di fissare una tassa sulle transazioni finanziare (FTT) è illegale. Secondo un documento finiti nella mani dell’agenzia Reuters, i servizi legali per gli Stati membri dell'Unione europea avrebbero fatto notare che l’imposizione di una tassazione flat su azioni, obbligazioni, derivati, pronti contro termine sarebbe da condannare in quanto "non compatibile con il trattato Ue e potrebbe alterare la concorrenza". I servizi legali hanno inoltre fatto notare che "va oltre la giurisdizione degli Stati membri per la tassazione secondo le norme del diritto consuetudinario internazionale". Il piano non è compatibile "con il trattato Ue" in quanto viola le competenze tributarie degli Stati membri non partecipanti", dice il documento ottenuto da Reuters. Una tassa sulle transazioni solo in alcuni Stati membri sarebbe anche "discriminatorio e rischia di portare a una distorsione della concorrenza a danno degli Stati membri non partecipanti" Al momento, sono undici i paesi che si sono detti favorevoli all’introduzione dell’Ftt, che, da una parte servirebbe a combattere la speculazione a breve termine nei mercati, dall’altra, spingerebbe le banche a ripianare una parte dei costi della crisi finanziaria. I detrattori avvertono che, un’operazione del genere, incoraggerebbe una fuoriuscita dai confini europei delle operazioni finanziarie mentre il Regno Unito si dice pronta a un'azione legale in caso di approvazione del piano (essendo tra i paesi non partecipanti).

domenica 25 agosto 2013

L'Italia non è una cicala, dal 1993 ad oggi ha il saldo primario più grande d'Europa

Da molto tempo su questo piccolo blog cerchiamo di spiegare le vere ragioni della crisi.
Più volte abbiamo ricordato che da anni l'Italia fa immani sacrifici ma che questi sacrifici sono vanificati da una politica monetaria UE assurda e contraria ai nostri interessi. Ora è uscito uno studio interessantissimo di Scenari Politici che dimostra quanto andiamo dicendo. Lo fanno con la fredda precisione dei numeri. Dati inoppugniabili che smentiscono le vuote parole di tanti politici e pessimi economisti (ad esempio Monti).
Cari amici leggete lo studio (servono solo 10 minuti). Altro che flagellarci in nome di una assurda austerità che uccide le nostre imprese per favorire i concorrenti tedeschi.
E' necessario che ci riappropiamo della possibilità di gestire la nostra politica economica!!!!!

Qui pubblichiamo un estratto, ma rimandiamo a Scenari Politici per leggere l'intero studio.

mercoledì 14 agosto 2013

Che tristezza la politica italica.

Sono in montagna e guardo un po' i telegiornali e leggo qualche giornale. Il dibattito prevalente è su temi di scarsissima rilevanza per il futuro del paese. Si legge qualche dato e si dice che la crisi è finita, spesso senza nemmeno sapere a cosa quel dato fa riferimento. In realtà la situazione per l'Italia rimane critica. Ma noi come i "capponi di Renzo" continuiamo a sbranarci su questioni secondarie mentre altri ci portano al macello. Lo ripeto, lo urlo: questa Italia ha bisogno di un Governo coeso che faccia valere le nostre ragioni in Europa. In particolare per cambiare la politica:
  1. della BCE che deve fare Qantitative Easing (Come USA, GB. Giappone e Svizzera)
  2. della UE e della BCE per cambiare la politica del credito (oggi estremamente penalizzante per le banche italiane e causa del terribile credit crunc che soffoca imprese e famiglie)
Tutto il resto sono chiacciere da bar o tentativi dell'una e dell'altra parte di portare qualche voto in più alle prossime, inutili elezioni.

I giochi veri cominceranno dopo le elezioni in Germania e non saranno i nostri "capponi" a condurli. Noi e loro li subiremo.

lunedì 5 agosto 2013

Fotovoltaico: Alla UE c'è un branco di burocrati pazzi (oppure venduti)

Un'altro esempio di autolesionismo Europeo. Mentre gli USA hanno messo dazi del 241% sui pannelli fotovoltaici cinesi, noi accettiamo il dunping cinese e facciamo morire le nostre imprese!
 
Ecco la presa di posizione del Presidente delle imprese fotovoltaiche italiane:

Roma, 5 ago. - (Adnkronos) - A fronte del fallimento di oltre 65 produttori di celle e moduli fotovoltaici in Europa e in Italia nell'ultimo anno e mezzo, l'atteggiamento della Commissione Ue sarebbe "inaccettabile" perché "anziché tutelare l'interesse dall'Unione e degli operatori che la rappresentano, ha manifestato tutto il proprio zelo verso chi, la Cina appunto, è stata capace di ribattere alle accuse e alle evidenze di dumping solamente con lo strumento della minaccia di ritorsioni commerciali''. Così Alessandro Cremonesi, presidente Ifi, il comitato delle Industrie Fotovoltaiche Italiane, commenta la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Europea della Decisione della Commissione Ue in relazione al procedimento antidumping sulle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e relative componenti essenziali (celle e wafer) originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese. "Il prezzo offerto dai cinesi e accettato dalla Commissione, pari a 57 eurocents per watt - sottolinea Cremonesi - è quello che l'industria europea sostiene come costo delle materie prime e costi diretti e indiretti per la produzione dei moduli, cui vanno poi aggiunti i costi fissi, quelli di struttura e il trasporto". "In media - prosegue Cremonesi - tali costi aggiuntivi contano per circa altri 9-10 eurocents per watt sul costo del modulo, portando il costo totale dei moduli fabbricati in Europa e Italia a circa 67 eurocents per watt, senza prendere in considerazione alcun margine di profitto. Evidentemente ci troviamo ancora una volta dinnanzi a un prezzo di dumping nei confronti del quale nessun produttore europeo potrà competere''. ''Per quanto riguarda i volumi massimi di esportazione, fissati a 7 Gw/anno - continua Cremonesi - non tengono assolutamente in considerazione della compressione delle stime del mercato europeo, previste per i prossimi anni in forte calo a causa della sopraggiunta eliminazione o riduzione di meccanismi incentivanti, quali quelli venuti meno in Italia, l'abbassamento drastico di quelli tedeschi, l'instabilità di politica di supporto alle rinnovabili dimostrati da numerosi Paesi dell'est europeo. Con un valore massimo di esportazione consentito ai cinesi di 7 GW si finisce per offrire in mano ai cinesi il 100% del mercato europeo''. ''Ciò che più sconcerta l'industria nazionale ed europea di moduli fotovoltaici è -prosegue- che l'offerta di impegno avanzata dai cinesi sia stata esaminata dalla Commissione in un contesto differente rispetto a quello del periodo dell'inchiesta, e quindi legato ad un calo del livello di prezzo e di consumo sul mercato del'Unione." "Non è accettabile - aggiunge Cremonesi - che la Commissione non si sia resa conto che se c'è stato un calo nel livello di prezzi è proprio dovuto al fatto che l'industria europea per non chiudere le proprie fabbriche e mantenere al massimo il livello occupazionale abbia dovuto comprimere i propri margini fino a renderli prossimi allo zero, proprio per cercare di contrastare il dumping cinese e ritagliarsi quote di mercato da sopravvivenza". Per l'Ifi, tanto nella Decisione della Commissione, quanto nel Regolamento Esecutivo che ha istituito dazi provvisori a due aliquote, "la Commissione ha violato alcuni dei profili giuridici riguardanti la legislazione dell'Unione Europea in materia. Anche per questo, continueremo a lottare e a sostenere Eu Pro Sun, che già ha comunicato ufficialmente il ricorso alla Corte di Lussemburgo, per accertare eventuali responsabilità della Commissione a discapito delle nostre industrie''.

mercoledì 3 luglio 2013

Germania: il siluro di S&P colpisce la nave ammiraglia Deutsche Bank

Le grandi banche: Barclays, Deutsche Bank e Credit Suisse hanno subito un downgrade dall'agenzia Standard & Poor’s.

Scrive S&P:  riteniamo che gli obbligazionisti di queste tre banche facciano fronte a un aumento dei rischi sul credito, a causa delle regole più severe del settore, dei mercati globali fragili, delle economie stagnanti dell'Europa e dell'aumento del rischio che affrontino cause legali a seguito della crisi finanziaria.

Oggi i mercati si sono adeguati subito:
L'indice tedesco sta perdendo ora il 2%, Il future sul Bund tedesco guadagna lo 0.50% mentre il nostro Future sui BTP decennali perde circa 1%. Il famoso Spread si impenna.
Riflessione del cittadino medio italiano: ma come, declassano i tedeschi e i tassi di interesse sul debito in Germania diminuiscono mentre quelli sui BTP italici crescono! Come è possibile tutto ciò?

E' la finanza bello, quella finanza che il 99,9% dei nostri politici non comprende!
Questo è il motivo di questa crisi: l'incapacità dei Governi UE di capire e quindi di governare la finanza. La Merkel è il suo staff sono incapaci di comprendere un sistema che seppur astratto comporta vantaggi o danni reali a milioni di persone!    (o sono ignoranti o sono in malafede il che è peggio - ndr)

Soffriremo ancora molto!

martedì 2 luglio 2013

La Crisi non è Italiana ma Europea. Per capirla bisogna analizzare la Germania

Consiglio di leggere attentamente l'articolo di Panebianco sul Corriere che condivido assolutamente.
Le conclusioni sono terribili: non si intravede una soluzione politica europea.

domenica 23 giugno 2013

Sergio Focardi è morto: ci ha lasciato un grande scienziato e un grande uomo!


Sergio Focardi, dopo anni di studi e ricerche, insieme a Rossi ha dismostrato la possibilità di produrre energia in eccesso da reazioni LENR (Fusione Fredda). E' stato un grande uomo. La storia della scienza dimostrerà la sua grandezza che va di pari passo con  la sua modestia e con la sua onestà intellettuale.
Focardi ha detto più volte che la loro scoperta cambierà il sistema di produzione di energia del mondo e porterà grandissimi vantaggi al genere umano.  La correttezza e la serietà di tutto il percorso scientifico condotto da Focardi in tutta la sua vita, è la migliore testimonianza che quanto hanno scoperto Lui e Rossi è assolutamente reale. Grande, Grandissimo Professore.

mercoledì 19 giugno 2013

Bernanke: la Fed potrebbe iniziare a ridurre il QE


Parla Bernanke, i mercati prendono nota e il dollaro sale dell'1% sull'Euro in un'ora
 La Fed potrebbe iniziare a ridurre il QE. Ecco le dichiarazioni di Bernanke di un'ora fa:

La Federal Reserve ha confermato che porterà avanti il programma di stimoli all'economia "per assucurare che l'inflazione, nel tempo, sia in linea con il doppio mandato" dell'istituto, ovvero massima occupazione e stabilità dei prezzi. La Fed è comunque "pronta ad aumentare o ridurre il ritmo degli acquisti per mantenere la politica di accomodamento appropriata qualora le stime sul mercato del lavoro e dell'inflazione cambiassero". E' quanto si legge nel comunicato del Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve, che ha lasciato il costo del denaro fermo a un range tra lo 0 e lo 0,25%, il minimo a cui era stato portato nel dicembre 2008. L'acquisto di bond per 85 miliardi di dollari al mese e "gli altri strumenti a disposizione" continueranno a essere utilizzati "in modo appropriato", finché "le previsioni sul mercato del lavoro non saranno migliorate in modo significativo in un contesto di stabilità dei prezzi". La Banca centrale americana "continuerà a tenere conto dell'efficacia e dei costi degli acquisti, ma anche dei progressi verso gli obiettivi economici" fissati.

martedì 18 giugno 2013

DRAGHI: BCE aperta a misure non convenzionali

Draghi ha risposto a "Marchionne"  e alla Corte Costituzionale Tedesca, durante un discorso fatto a Gerusalemme, ribadendo che "la BCE è aperta a misure non convenzionali".

In Realtà Mario Draghi sembra l'unico a comprendere la gravità del momento ed è pronto sia a svalutare l'Euro che ad erogare ulteriore liquidità per combattere il credit crunch devastante attualmente in atto in Europa.

Ecco il testo delle dichiarazioni di Draghi:
Gerusalemme, 18-06-2013
''Gli elevati livelli di disoccupazione, soprattutto fra i giovani, sono inaccettabili ed è la preoccupazione prioritaria per i responsabili economici dell'Eurozona'' dice il presidente Bce Mario Draghi. ''Il mercato del lavoro rimane debole e gli aggiustamenti dei bilanci pubblici e privati continuano a pesare sull'economia''.

La Bce  "e' pronta ad agire, se necessario", per aiutare l'economia europea e dispone di numerosi strumenti per farlo. Secondo Draghi la Bce "monitorera' molto da vicino le informazioni e gli sviluppi economici e monetari e siamo pronti ad agire se necessario".

Draghi avverte anche che l'adozione di misure straordinarie di politica monetaria "possono avere conseguenze indesiderate" ma sono gestibili e, pertanto, possono essere adottate. "Ci sono numerose misure, ordinarie e straordinarie, che possono essere adottate  e le dispiegheremo, se le circostanze lo renderanno necessario". "Siamo stati capaci di riacquistare un migliore controllo delle condizioni di politica monetaria nell'economia dell'area euro, il che e' molto importante per fornire gli appropriati impulsi monetari all'economia". 

Finalmente Draghi, con tutta l'autorevolezza del Presidente della BCE evidenzia 2 cose:
  1. come l'uso degli strumenti monetari hanno un'influenza diretta sulla occupazione/disoccupazione
  2. il fiscal compact e il credit crunch (lui li choiama aggistamenti dei bilanci pubblici e privati) pesano sull'economia.
La maggioranza dei politici nostranie dei nostri media continaua a non capire che oltre certi livelli (già ampiamente superati) sono queste le variabili macroeconomiche che ci impediscono di crescere.
L'intervento di Draghi, fatto oggi dopo le audizioni dellea Corte Costituzionale Tedesca e prima della conferenza di Bernanke (FED) ha un'importanza enorme perchè:
  • rivendica il suo potere e l'autonomia della BCE
  • tratteggia la futura politica della BCE e lo fa preannunciando interventi significativi.
Ora aspettiamo anche le azioni concrete.

giovedì 13 giugno 2013

Marchionne: Serve piano Marshall per l’Italia


Elenco delle imprese Emiliane che ricevettero aiuti dal Piano Marshall.

Finalmente un paersona autorevole come Marchionne  si esprime in maniera precisa. Noi lo diciamo e lo scriviamo da sempre.
L'unica avvertenza: che il piano di rilancio non vada solo alla FIAT!

Qui il nostro articolo con l'esortazione ad avviare un nuovo Piano Marshall

lunedì 10 giugno 2013

Squinzi: basta austerity e sbeffeggia Monti presente in sala.

Oggi il   Presidente di confindustria ha ufficialmente "sputtanato Monti"    presente in sala all'assemblea di Assolombarda:
(Reuter) Squinzi, ha puntato il dito anche contro la barriera del 3% nel rapporto deficit/Pil - "Una logica difficilmente accettabile" - auspicando una modifica di questo modello di analisi, e che "come per il debito pubblico, il rapporto andrebbe tarato sulla ricchezza complessiva della
nazione". 
Una politica di austerità fine a se stessa, secondo il
ragionamento del numero uno di Confindustria, che non ha né risolto le crisi economiche nei Paesi Ue né ridotto il rapporto debito/Pil. Di qui una stoccata al governo presieduto da Mario Monti: "Quando si è insediato il governo Monti il rapporto debito/pil era al 117, adesso siamo a 127 e le proiezioni di quest'anno ci portano almeno a 132". 

Su questo piccolo Blog lo ripetiamo da sempre ad esempio nell'ottobre del 2012 scrivevamo"Perché è doveroso correggere la rotta della politica economica europea."
e in novembre 2012 abbiamo pubblicato il rapporto del centro ricerche economiche di Londra dicendo
 
Ora tutti abbandonano Monti e tutti criticano l'austerità, ma non è sufficiente; bisogna dire cosa fare ora.
Noi da sempre (in sintesi) proponiamo di:
  1. Cambiare lo statuto della BCE sul modello della FED
  2. Togliere il fiscal Compact
  3. Avviare una politica di riduzione delle tasse
  4. Abbatttere il credit crunch attuando una politica monetaria espansiva stile FED BOE e BOJ


giovedì 6 giugno 2013

Gli effetti tangibili della politica monetaria sulla produzione industriale.


Produzione di autovetture in Gran Bretagna e in Italia  dal 2000 al 2012 ( valori in milioni ).
Nostra elaborazione su fonti OICA

Sto preparando un nuovo articolo per spiegare come il Quantitative Easing impatta sull'economia reale. Per questo sono andato a studiare i dati di produzione di auto in diversi paesi per compararli, con quelli UE e con quelli Italiani. Sono rimasto allibito. L'Italia nel 2000 produceva 1 milione e 422 mila autovetture. L'anno scorso siamo arrivati a poco più di 390.000. (- 72.5%). La produzione è meno di 1/4 di 12 anni fa.
Stiamo morendo e nessuno urla, nessuno si arrabbia. Ma che paese è questo dove si muore lentamente, dove non proviamo nemmeno a dare una prospettiva di lavoro ai nostri figli?
SVEGLIAAAAAA!!!!

mercoledì 5 giugno 2013

Giappone, Abe progetta aumento redditi per stimolare consumi

Da Reuter 
    TOKYO, 5 giugno (Reuters) - Il primo ministro giapponese Shinzo Abe si è impegnato ad aumentare i redditi del 3% ogni anno e a istituire zone economiche speciali per attrarre le imprese straniere. Sono questi i temi contenuti nella sua terza e ultima tranche, la cosiddetta "terza freccia", di misure volte a stimolare la crescita del paese, la terza economia più grande del mondo.  L'aumento dei redditi è di vitale importanza per il successo degli ambiziosi obiettivi di Abe per mettere fine ad anni di deflazione radicata e decenni di stagnazione economica durante i quali la Cina ha sorpassato il Giappone nella classifica economica mondiale. L'eccezionale espansione monetaria della Banca del Giappone, annunciata nel mese di aprile,si propone di raggiungere il 2% di inflazione in meno di 2 anni. Gli analisti dicono che i salari dovranno aumentare più velocemente per mettere i prezzi al consumo e la crescita su un sentiero al rialzo sostenibile.
   "Penso che l'obiettivo più importante da raggiungere sia il reddito pro capite nazionale lordo", ha detto Abe.  "Questo perché l'obiettivo della nostra strategia di crescita è la creazione di posti di lavoro per persone entusiaste e l'aumento delle retribuzioni a coloro che stanno lavorando sodo. In breve, dare sostegno ai privati. Ecco il punto."
   La strategia di crescita è la cosidetta "terza freccia" all'interno della "Abenomics" per stimolare la crescita sostenibile. Le prime due "frecce" sono la politica monetaria super espansiva e un'enorme spesa pubblica.

Questa si chiama politica economica.
  1. C'è un obiettivo politico chiaro.
  2. C'è una strategia enunciata in modo preciso e trasparente.
  3. Ci sono politiche monetarie e industriali attuate in modo coerente, deciso e veloce.
  4. Ci sono le risorse per dare concretezza alla strategia.
Esattamente ciò che sta facendo la UE. Non vi pare?

mercoledì 29 maggio 2013

La Stazione dei Cervelli


La Nuova Stazione dell'Alta Velocità a Reggio Emilia

(Pubblicato su Il Il Resto del Carlino domenica 26 Maggio)
La nuova stazione favorirà essenzialmente 2 cose:
1 Lo spostamento di  persone verso le città e gli aeroporti più importanti
2 Il confort e soprattutto la velocità degli spostamenti da e verso Reggio.
Non cambierà nulla invece per il trasporto merci e quindi non ci saranno sostanziali modifiche nel costo di trasporto dei manufatti delle imprese di Reggio e Provincia.
  La nuova infrastruttura favorirà il rilancio del territorio a patto che si favoriscano imprese ad alto valore aggiunto, e con un elevato contenuto di know-how  e basso peso specifico dei prodotti. In concreto la grande infrastruttura sarà utile se noi reggiani saremo in grado di favorire un nuovo tipo di sviluppo “industriale”. Ci limitiamo qui a 2 esempi di attività da sviluppare:
1.     Attrarre imprese estere interessate a insediare le loro sedi italiane a Reggio Emilia. Qualcuno sorriderà, ma in passato la capacità di imprenditori illuminati portarono a Reggio molte imprese, tra le quali  Apple Italia e Nike Italia; storie di successo che contribuirono a creare occupazione e innovazione. Proprio questa tipologia di imprese, ad alto valore aggiunto e  zero emissioni sono le imprese migliori da attrarre su un territorio come il nostro. Facilitare l’insediamento di questa tipologia di imprese permetterebbe di dare anche una risposta positiva alle aspirazioni dei nostri giovani, in gran parte diplomati e laureati.  In passato uno dei motivi del trasferimento lontano da Reggio di Apple e soprattutto Nike fu la mancanza di veloci ed efficienti vie di comunicazioni dalla nostra città verso Italia ed Europa. Ora la stazione può e deve essere un nostro punto di forza. Portiamo qui la Apple o la NIKE del futuro.
2.       Favorire lo start-up di imprese ad alto valore aggiunto. Ad esempio società di engineering che abbiano qui la progettazione,  mentre la produzione può essere altrove, oppure società di servizi avanzati. In altre parole dobbiamo favorire la nascita o lo sviluppo, anche tramite spin-off da aziende esistenti, di imprese che traggano vantaggio da una grande e moderna infrastruttura di trasporto e dalla facilità con le quali le persone potranno essere in rete con il resto di Italia e con il mondo.
La nuova stazione deve essere l’occasione per ridare ai nostri imprenditori la voglia di rischiare, ricreare la voglia di fare partnership con le giovani imprese estere con grande potenziale di sviluppo, favorire la volontà dei nostri giovani di mettersi in gioco e costruire nuove imprese. Alle istituzioni il compito di favorire e accompagnare il mondo delle aziende sia con il rapido completamento delle infrastrutture, sia mettendo a disposizione una serie di contenitori (vedi ex Reggiane) che potrebbero essere i luoghi fisici su cui costruire il nostro futuro.