domenica 27 gennaio 2013

MPS. Ciò che è accaduto a Siena ripropone la necessità di una riforma profonda del sistema bancario



La vicenda del Monte dei Paschi ripropone il problema delle Banche e dei Banchieri che invece di finanziare i mutui e le aziende speculano e creando danni ad una intera nazione. Ancor più oggi ha validità ciò che abbiamo scritto qualche mese fa e che riproponiamo con forza.

Nel 1462 a Perugia nasce il Primo Monte di Pietà su iniziativa del Padre Francescano Michele Carcano. In seguito altri Francescani tra i quali Bernardino da Feltre, che fondò quelli di Mantova 1484, Padova 1491, Crema e Pavia 1494, si fecero promotori di iniziative simili. Negli stessi anni, e sempre su sollecitazione dei Francescani nascono diversi Monti di Pietà in Toscana tra cui quello di Siena (1472) da cui deriva tutt’ora l’omonima banca.
La funzione del Monte di Pietà era quella di mettere in circolo la ricchezza”, fornendo ai contadini e in seguito agli artigiani piccole somme che permettevano loro di effettuare la semina o produrre utensili. Somme (debito) che poi avrebbero ripagato al momento del raccolto o della vendita del prodotto.
Inizialmente i Monti di Pietà prestavano gratuitamente piccole somme e al termine del prestito si limitavano a restituire il “pegno” avuto in garanzia. In seguito con l’aumentare degli ammontari prestati, al fine di non ripercorrere la strada dell’usura, i Francescani misero un tetto al “tasso di interesse”, calcolandolo nella misura massima del 6%. L’interesse aveva una sua ragione solo al fine di sostenere le spese del Monte e per ripagare in piccolissima parte chi forniva i denari da prestare.
In queste poche righe di storia si racchiudono i concetti su cui dovrebbe fondarsi un sistema bancario moderno ed efficiente:
1. finanziare gli investimenti necessari per creare e sviluppare le imprese e più in generale le attività produttive
2. finanziare gli investimenti delle famiglie
3. trasferire (momentaneamente) il surplus di risparmio, (moltiplicandolo attraverso la leva) verso attività che necessitano supporto finanziario per potersi sostenere.
Un sistema finanziario è il perno dello sviluppo di un paese quando svolge in modo “moderno” le stesse funzioni per le quali sono nati i Monti di Pietà. Certo, oggi una banca, grazie al frazionamento dei rischi e dovendo mantenere solo una piccola riserva di liquidità, può addirittura “creare” liquidità in questo modo il sistema nel suo complesso supera il semplice “trasferimento di ricchezza” e diviene motore esso stesso dello sviluppo creando moneta; ma il fine ultimo del sistema bancario è anticipare risorse per permettere, oggi, l’avvio di attività che saranno ripagate, in futuro, grazie al lavoro.
Il terribile “credit crunch” che sta attanagliando l’Europa, di fatto, ha ridotto enormemente la capacità del mondo bancario di fornire credito a imprese e famiglie ed è una delle ragioni della attuale crisi economica.
Il credit crunch deriva da 2 errori di lungo periodo: errori ben conosciuti ma di cui si parla pochissimo e sono totalmente ignorati dai grandi media:
1. Nel 1999 Bill Clinton con l’avvallo della maggioranza Repubblicana del Congresso (quindi bipartisan) abrogò il Glass-Steagall Act. Era la legge istituita nel 33 (al culmine della crisi del 29) che separava le attività delle banche d’affari dalle banche di credito ordinario. L’abrogazione del Glass-Steagall Act fu l’ apertura del vaso di Pandora. Da quel momento le banche iniziarono ad occuparsi più di derivati che di credito ordinario e si misero le premesse per il disastro;
2. L’istituzione delle Stock Option come pagamento dei compensi dei top manager del sistema bancario. Questo incentivò enormemente i manager a portare avanti politiche di breve o brevissimo respiro, per far si che gli utili esplodessero e consentissero loro di massimizzare i guadagni, senza badare alla sostenibilità a lungo termine delle politiche avviate.
Dopo anni di eccessi la crisi dei “mutui sub-prime” fu la goccia che fece traboccare il vaso e nel 2009 l’Intero sistema bancario occidentale rischiò il blocco con default a catena di banche. Va detto per amor di verità che il sistema con maggiori difficoltà fu quello USA, mentre in Europa furono le banche Britanniche e quelle Tedesche a soffrire maggiormente. In tutti e tre i paesi la crisi di illiquidità e in molti casi di insolvenza del settore bancario fu risolta con massicci interventi pubblici finanziati con deficit dei 3 stati. (deficit che incrementarono il debito complessivo di tali stati di molti punti percentuali del PIL)
In Italia, paese che aveva mantenuto maggiormente la separazione tra banche commerciali e merchant bank, non ci fu alcun fallimento e nessuna banca dovette essere ricapitalizzata dallo stato. Alcune, limitate situazioni di illiquidità furono superate con i famosi “Tremonti Bond” ma furono situazioni limitatissime e nelle quali lo stato guadagnava (i tassi di interesse dei Tremonti Bond erano elevati).
Capire le origini della crisi è il primo passo per proporre rimedi. Vediamo le principali azioni politiche da sostenere per scongiurare nuove crisi e per riavviare lo sviluppo:



Credit Default Swap su stati sovrani
- Riproporre una legge simile al vecchio Glass-Steagall Act con il quale reintrodurre la separazione tra banche di credito ordinario e banche d’affari. (solo le seconde possono avere la possibilità di commerciare derivati)
- Vietare le stock option per i manager del settore bancario
- Porre tutte le transazioni dei derivati quali i CDO e CDS (i famigerati Credit Default Swap, che dovrebbero assicurare dal fallimento addirittura gli stati sovrani e che sono divenuti uno strumento improprio per misurare la salute economica degli stati) all’interno di mercati con regole precise e dove la trasparenza è assicurata (oggi vengono gestiti solo da alcune grandi banche internazionali

martedì 22 gennaio 2013

Il FT e i PIIGS esempi di masochismo italiano.

Un amico mi scrive per mail:
- Come è che nel tuo blog non hai ancora riportato l’articolo del Financial Times sulla situazione italiana?
La mia risposta è semplice:
- Sono coerente......
Sul blog cerco di mettere dati oggettivi o analisi economiche, anche di provenienza inglesi o USA o Tedesche. Quello del FT è il classico articolo per sputtanare gli Italiani e non lo sopporto, così come non sopportavo gli articoli sul Berlusca e più in generale sull'Italia. Tutti gli articoli senza dati, senza analisi oggettive sono lontani dal fare informazione.
Certo che l'articolo del Financial Times su Monti dovrebbe far riflettere quelli che dicevano che Berlusca era screditato e Monti ha fatto riguadagnare credito all'Italia all'estero.
I giornali esteri (soprattutto quelli finanziari) fanno i loro interessi prima di tutto. Siamo noi Italiani che dovremmo badare ai nostri e far fronte comune. 

Faccio un esempio dove non c'entra Monti o il Berlusca:
ricordate la parola PIIGS (maiali) coniata dagli americani.......... bene tutti i nostri giornali l'anno ripresa e così da anni noi ci autodefiniamo maiali.................. roba da masochisti deficienti.  Inglesi e Americani non ripeterebbero mai sui loro giornali un epiteto del genere. Loro sono un paese, una nazione, Labour and Tory o Repubblicani e Democratici e tutti i loro giornali hanno prima il concetto di INTERESSE NAZIONALE e poi le loro guerriciole interne. 
In questo modo la UE e le grandi banche USA e Tedesche ci stanno depredando da anni...... e noi cosa facciamo: continuiamo ad autodefinirci maiali!  Masochismo puro. Inutile e dannoso.
Per ricreare l'ambiente utile allo sviluppo è necessario anche che ci riappriopramo della nostra dignità. L'Italia è un grande paese. Torniamo a credere in noi!

martedì 15 gennaio 2013

RADIO LONDRA

Come ai tempi della seconda Guerra Mondiale, i nostri nonni si sintonizzavano sulle frequenze di Radio Londra per capire il vero andamento della guerra, anche noi in questo piccolo Blog riportiamo spesso articoli e studi inglesi. Per capire bisogna infatti sollevarsi dalla mediocrità dei nostri media principali.

Bellissimo il nuovo articolo del TELEGRAPH che spiega come la crescita esponenziale della disoccupazione in Europa non è certo frutto della rigidità del mercato del lavoro (vedi Irlanda e Spagna che con mercati del lavoro flesibilissimi hanno visto esplosioni del tasso di disoccupazione. Il problema è un'altro e si chiama Fiscal Compact e Gestione della Moneta. Per questo The Telegraph chiama in causa Draghi

The European Central Bank has washed its hands of any further responsibility for the 27m people across the eurozone listed as unemployed or classified as discouraged workers.

 Ambrose Evans-Pritchard

Leggete l'articolo cliccando sul link . Il modo migliore per capire è quello di confrontare idee diverse andando direttamente alla fonte, senza mediazoini.

Il Corriere cartaceo oggi invece fa un titolone che dice che l'Italia ha perso il 25% dela sua produzione industriale. Mette tante statistiche, ma poi non si pone la domanda vera? Perchè è successo? Cosa fare per cambiare la rotta? Cari amici che leggete da anni il Corriere è ora che vi rendiate conto che il maggior quotidiano italiano ha sposato una linea che ci sta portando al disastro insieme all'ultra monetarista e ultra liberista Monti.

La risposta l'ha sintetizzata l'imprenditrice che trovate nel filmamto, che ripete concetti che noi divulghiamo da mesi:  la signora, oltre ad essere una bella donna ha il dono di saper spiegare in poche parole ciò che Giappone, USA e Unghilterra stanno facendo dal 2009 e che qui abbiamo dimostrato inserendo i grafici della BRI (vedi link a fianco)


E' importante che lla BCE cambi politica monetaria altrimenti meglio riprenderci la nostra sovaranità.

mercoledì 9 gennaio 2013

La vera forza dell'Italia: lo spirito imprenditoriale

L'Italia è un grande paese e la nostra forza si basa sulla capacità tutta italiana di creare impresa e poi di sviluppare distretti di PMI. L'Italiano è speciale nell'arte del creare, sviluppare e comercailizzare prodotti.
Ora parlando con imprenditori piccoli e grandi sento solo persone depresse, scontente: chi chiude, chi non investe più, chi vuole andare all'estero e chi all'estero sta già producendo e vuole chiudere tutto in Italia.
Tasse, balzelli, regole, regoline, autorizzazioni che non arrivano, banche che non finanziano, stato e amministrazioni pubbliche che se ritardi un giorno ti riempiono di sanzioni ma che quando tocca loro sono indietro con i pagamenti di anni e anche quando hai la sentenza ingiuntiva si appellano e non ti pagano.

  • SE UCCIDIAMO LA VOGLIA DI FARE IMPRESA,
  • SE UCCIDIAMO LA VOGLIA DI RISCHIARE E DI LAVORARE DEGLI ITALIANI,
SIAMO FINITI, LA NOSTRA ECONOMIA MORIRA'.

NON DISTRUGGIAMO IL NOSTRO PUNTO DI FORZA PRINCIPALE:  RIBELLIAMOCI ALLA BUROCRAZIA UE E A QUELLA ITALICA.

venerdì 4 gennaio 2013

Il vero Spread

Bisogna domamdarsi quale sia il vero indicatore della salute economica del nostro paese. Dal Luglio del 2011 va di moda parlare dello spread che è la differenza tra il valore dei Bund a 10 anni tedeschi e dei BTP italiani.

Credo che l'indicatore corretto sia la Produzione Industriale, che è la sintesi della ricchezza prodotta da un paese. Se prendiamo l'indicatore della Produzione Industriale Italiana e lo confrontiamo con quello tedesco troviamo il vero spread. Per questo sotto la testata del Blog abbiamo messo il grafico di lungo periodo della Produzione Industriale dei due paesi. Lo spread aumenta e ahimè continua ad allargarsi. Alle famiglie e alle imprese interessa quello spread.

Andate alla fonte: Indice della Produzione industriale tedesca fonte Statistisches Bundesamt  nel Gennaio 2000 era a 79.9 oggi è a 118.3 (2005 = 100) oppure 89,1 nel 2000 e 109,6 oggi se prendiamo i dati rettificati.  In ogni caso una crescita notevole.

Stessa cosa per l'Italia: ISTAT - Tavola 14.7 - Indice della produzione industriale generale, per raggruppamenti principali di industrie e per sezioni di attività economica - Anni 1990-2011 (base 2005 = 100)  - nel 2000 era 104,2 nel 2011 era 88,4 nel Giugno 2012 era a 86.

Ci sono piccole variazioni in quanto alcuni dati sono corretti per il calendario altri no e altri sono riferiti all'anno mentre alcuni fanno riferimento ai mesi ma la sostanza non cambia, nel lungo periodo dall'introduzione dell'Euro la Produzione Industriale Italiana è in forte calo mentre quella tedesca in discreta crescita. Andate a vedere voi stessi le tabelle. Non è importante qui comprendere la metodologia con cui vengono fatte le rilevazioni statistiche, ma è importante cogliere i mega trend e quelli sono evidenti.
Ecco lo spread vero! Per modificare questo spread le manovre lacrime e sangue non servono. E' necessario modificare la politica UE e lo statuto della BCE come qui indicato da molti mesi.

giovedì 3 gennaio 2013

Stigliz: basta sacrifici UE è necessario un patto per lo sviluppo

Anche Stigliz (Nobel per l'economia) spende parole autorevoli contro il fiscal compact e propone soluzioni totalmente diverse. La crescita delle borse di questi giorni non deve trarre in inganno. I dati dell'economia reale sono pessimi in tutta la zona Euro. E' necessaria una svolta. Link

domenica 23 dicembre 2012

L'augurio di un Santo Natale

La luce di Caravaggio
Che la luce di Gesù, così ben interpretata da Caravaggio illumini il futuro dell'Europa.

mercoledì 19 dicembre 2012

La diga sta crollando. Ma nessuno ascolta le grida di pericolo.

diga del Vajont
Cari amici che ogni tanto passate di qui, vorrei esprimervi tutta la freustrazione che si prova oggi a fare ragionamenti profondi di economia.
Mi sento come quell'ingegnere che aveva compreso che la diga stava per crollare. Aveva capito i guasti strutturali e correva da tutti per avvertire del pericolo. Sindaco, parroco, prefetto e carabinieri. "attenti, la diga crolla aggiustate le crepe o almeno mettete in salvo gli abitanti del paese". Ma nessuno lo ascoltava, lo guardavano e lo ignoravano o peggio lo additavano come un pazzo pericoloso che seminava panico.

Ecco io mi sento come quell'ingegnere. Ogni giorno perdiamo un pezzo, ogni giorno le crepe si allargano ma tutti o quasi fanno spallucce.

lunedì 17 dicembre 2012

E’ necessario rendere la politica UE meno rigida.


Prima di fare qualsiasi ragionamento è necessario analizzare (se possibile anche quantificare) ciò che è accaduto. Partiamo dai dati Debito/PIL dei principali paesi UE. Basta andare su Eurostat e prendere i dati di Spagna Italia e Irlanda nel 2007 e nel 2011 e confrontarli con Germania e Francia.


Il grafico evidenzia alcune cose:
1. Nel 2007 l’Irlanda era il paese più virtuoso della UE con un debito di poco superiore al 20% e ben al di sotto del famoso 60% (regola aurea del trattato di Maastrict che nessuno sa spiegare a cosa serva e perché fu fissata proprio al 60% e non al 100 o al 40)
2. La Spagna era al di sotto del 40% e anche la GB rientrava nel famoso parametro
3. Germania e Francia erano già ben oltre il 60%
4. L’Italia era al 103 ma stava scendendo in quanto nel 1995 era arrivata al 120% ed era in un periodo di trend positivo.

Scoppia la crisi finanziaria e dal 2008 tutti i paesi aumentano il famoso rapporto, ma con dinamiche molto diverse e per ragioni tra loro diversissime:

1. L’Irlanda la cui economia era collegata alla UK con la svalutazione della sterlina e l’aumento dei tassi di interessi vede un crollo economico e una contestuale crisi del sistema bancario. Per cui il disavanzo pubblico è causato dai salvataggi delle banche e dal calo del PIL.
2. In Spagna il credit crunch causa la crisi del settore immobiliare e una grande caduta del PIL e il governo favorisce un forte aumento del debito pubblico per sostenere l’economia
3. In Italia l’aumento del rapporto debito/PIL è tutto dovuto al calo del Pil e all’impennata dei tassi di
interesse che aumentano il debito (infatti l’Italia, dal 2000 escluso il 2009 ha sempre avuto un avanzo primario positivo.
4. Germania e Francia nei 5 anni considerati hanno avuto un consistente aumento del debito/PIL (in percentuale l’aumento di Germania  e F è stato superiore a quello Italiano e l’aumento è stato causato quasi esclusivamente dall’incremento della spesa pubblica nei due paesi (esattamente il contrario di ciò che viene ripetuto sulla stampa Italiana che descrive sempre gli Italiani come delle cicale e i tedeschi come dei virtuosi risparmiatori)

In seguito analizzeremo meglio le dinamiche del debito/PIL nei vari paesi, ma già così appare evidente che ogni paese UE ha dinamiche economiche del tutto diverse e l’applicazione rigida dei parametri di Maastrict sono una iattura. Stesso discorso vale per la politica della BCE che ovviamente ha definito un tasso di interesse uguale per tutti e che non interviene come le altre Banche Centrali a difesa dei sistemi economici o bancari che di volta in volta necessitano del suo intervento. (oppure, peggio interviene favorendo alcuni sistemi a discapito di altri)
In sintesi la rigidità dei parametri di Maastrict (debito PIL 60% e deficit < 3%) e delle politiche della BCE sono assurde.
E’ come se un medico applicasse la stessa medicina a tutti i pazienti: è evidente che se un “paese” ha la pressione alta bisognerà dargli un diuretico per abbassarla, ma se un “paese” ha già la pressione bassa e gli diamo un farmaco (tasse) per farla ridurre, lo uccidiamo.
Questo è quanto sta accadendo in un sistema che è capace solamente di fare manovre pro-ciclo e mai di impostare manovre anti-cicliche.
Questo è il motivo per cui le regole UE e lo statuto della BCE va cambiato.

giovedì 13 dicembre 2012

Un ragionamento intrinsecamente giusto. Ora aspettiamo anche Bersani e Casini

Su questo Blog da molto tempo sosteniamo che la UE e quindi  l'Italia deve seguire la stessa politica finanziaria degli Stati Uniti, dell'Inghilterra e del Giappone. Oggi Berlusconi ha fatto affermazioni identiche a quanto noi affermaiamo da tempo. Ce ne rallegriamo, finalmente nella politica sono entrate argomentazioni serie. Ora speriamo che le stesse affermazioni le facciano anche Casini e soprattutto Bersani. Perchè ciò che oggi ha detto Berlusconi non è altro che riaffermare idee di derivazione Keynesiana. Idee che fino a ieri erano un cavallo di battaglia della sinistra democratica. Berlusconi le ha fatte proprie, bene ora per favore, Bersani batta un colpo anche lei. Le imprese muoiono e la disoccupazione aumenta, bisogna ritornare a Keynes soprattutto per il bene delle persone più deboli.
Le dichiarazioni di Berlusconi al PPE:
"L'Euro rischia di avere solo tre anni di vita"
Berlusconi inoltre ha ribadito la sua idea sull'Euro spiegando che "potrebbe avere davanti a sé solo altri tre anni di vita, prima che i singoli Stati tornino alle rispettive monete". L'ex premier ha rivendicato di aver "posto la questione in termini scientifici" al summit dei leader Ppe aggiungendo che se non si corre ai ripari, cioè se la Bce non comincia a stampare moneta per abbassare il costo del denaro e ridurre gli squilibri tra Stati membri, l’esito è uno solo: "Nel giro di tre anni si arriverebbe alla necessità di tornare alla moneta nazionale per pagare meno il denaro, potendo tornare a stampare denaro".
Berlusconi ha fatto l'esempio del Giappone che "ha il 238% di debito pubblico/PIL ma trova denaro all’uno per cento" e ha tenuto a precisare che "non è una cosa mia contro la Germania o l’Europa ma una preoccupazione perché ciò non accada". Secondo l'ex presidente del Consiglio,  il punto è che "c’è un’unica moneta per i 17 Stati dell’Euro ma diversi di loro pagano il denaro con molti punti di differenza l’uno dall’altro: la Germania lo paga a uno, la Grecia il 10, noi il 5 o 6. È una situazione che non può continuare a lungo e quale è il rimedio? La Banca centrale europea, cui è stata data la facoltà di stampare moneta, lo faccia mentre si è voluto che la sua unica missione fosse contrastare l’inflazione".
Berlusconi infine ha dichiarato che "noi, con molti Premi Nobel, o come Soros e molti altri, pensiamo che per poter continuare a avere l’Euro a 17 questa distanza debba venire meno perché altrimenti la competizione tra aziende non può esistere: prendete un’azienda che fabbrica microfoni in Italia e una in Germania, a lungo andare, quella italiana fallisce perché paga il denaro cinque volte di più, e quella tedesca se la compra"

Qui ci giochiamo il bene del paese, di tutto il paese e non bisogna fare distinzioni tra destra e sinistra, ma tra politiche giuste e politiche snagliate. Ciò che ha portato avanti la UE negli ultimi 15 anni è oggettivamente sbagliata. basta guardare l'effetto sul grafico della Produzione Industriale.

martedì 11 dicembre 2012

The Telegraph la pensa come noi!

L'Italia è una nazione  più ricca della Germania in termini di ricchezza (non reddito) pro-capite. Comincia con questa frase un lungo articolo dell'Editorialista economico del Telegraph. .


Se uno ha la pazienza di leggere l'articolo e non si ferma al titolo (in parte fuorviante) si vede che si citano tutte le statistiche dell'Italia (avanzo primario, indabitamento complessivo pubblico più privato etc) e si evidenzia che L'Italia è un grande paese, ma è incastrato in un sistema UE non adatto alla sua economia.
Alla fine Pritchard afferma che l'Italia sarebbe il paese che si avvantaggerebbe di più dall'uscita dall'Euro. Consiglio agli amici di leggere l'articolo in originale cliccando sul link.
Bisogna andare oltre i luoghi comuni che oggi circolano in Italia e ricominciare a far pesare la nostra forza a Bruxxelles.

lunedì 10 dicembre 2012

La domanda interna cala e fa ridurre il PIL

ISTAT: Italia, su Pil trim3 pesa domanda interna debole

Il Pil italiano si è contratto dello 0,2% congiunturale e del 2,4% tendenziale nel terzo trimestre dell'anno secondo quanto indicato dai dati definitivi pubblicati stamane da Istat, che confermano le statistiche preliminari.
L'istituto nazionale di statistica ha rivisto il Pil acquisito 2012 a -1,9% dal precedente -2,0%.
Tra le diverse componenti del prodotto si evidenzia una buona tenuta della domanda estera netta parallela a una nuova contrazione di quella interna.
 
Il Problema è sempre lo stesso: Credit Crunch + Riduzione della base monetaria (manovre recessive) = Riduzione della Domanda Interna con conseguente ulteriore contrazione del PIL.  
 

    

venerdì 7 dicembre 2012

Apple: dal 2013 ritorna a produrre in USA

Ecco un altro modo per "Creare Sviluppo":

L'ha annunciato il numero uno dell'azienda Tim Cook all'emmittente televisiva Nbc: "Abbiamo lavorato per anni per produrre sempre di più negli Stati Uniti, succederà nel 2013, ne siamo molto fieri. Saranno investiti oltre 100 milioni di dollari".
Una notizia che ha il sapore del patriottismo più puro, visto che lo stesso ad della Apple ha dichiarato che l'azienda fondata da Steve Jobs è da sempre consapevole del ruolo che ha nell'economia del Paese e desidera impegnarsi per dare il proprio contributo all'occupazione. "Stimiamo di avere creato oltre 600mila nuovi posti di lavoro", ha aggiunto Cook.
L'aziende della mela morsicata trasferì le manifatture in Asia alla fine degli anni Novanta e da allora la produzione dei gioielli della tecnologia hanno l'etichetta "made in China". Ma il 2013 è l'anno del cambio epocale, Apple tornerà a esibire la bandiera a stelle e strisce.

Sempre più spesso alcuni amici mi dicono che per i nostri figli non c'è speranza in Italia, e che devono prepararsi di andarsene. Chi si azzarda a dire che questa scelta la può fare il singolo, ma non un'intera generazione di giovani, viene tacitato come retrogrado e incapace di pensare "globale". Personalmente credo che uno stato debba fare di tutto per trattenere i migliori perchè nell'era della tecnologia sono le intelligenze a fare la differenza. Per questo l'Italia che non ha grandi multinazionali, ma cluster di PMI deve avere politiche industriali per sostenere i settori più innovativi e favorire lo sviluppo dei distretti di imprese. Per questo il divieto di "aiuti di stato" tanto cari a Monti che ne fu il paladino sono una iattura per un paese come l'Italia e per questo, la notizia di APPLE che inverte il flusso degli investimenti deve fare riflttere. Un paese deve continare a produrre anche al proprio interno. Se delocalizzi tutto, alla fine perdi la tua identità. Servono nuove politiche industriali. A questo dovrebbero servire i fondi UE, non ad accrescere la burocrazia.

martedì 4 dicembre 2012

venerdì 30 novembre 2012

Sistema bancario europeo: ripristiniamo la “ricetta” dei Francescani per far ripartire lo sviluppo. Tre proposte concrete.

(Pubblicato su L'Occidentale)

Nel  1462 a Perugia nasce il Primo Monte di Pietà su iniziativa del Padre Francescano Michele Carcano. In seguito altri Francescani tra i quali Bernardino da Feltre, che fondò quelli di Mantova 1484, Padova 1491, Crema e Pavia 1494, si fecero promotori di iniziative simili.  Negli stessi anni, e sempre su sollecitazione dei Francescani nascono diversi Monti di Pietà in Toscana tra cui quello di Siena (1472) da cui deriva tutt’ora l’omonima banca.
La funzione del Monte di Pietà era quella di mettere in circolo la ricchezza”, fornendo ai contadini e in seguito agli artigiani piccole somme che permettevano loro di effettuare la semina o produrre utensili. Somme (debito)  che poi avrebbero ripagato al momento del raccolto o della vendita del prodotto.
Inizialmente i Monti di Pietà prestavano gratuitamente piccole somme e al termine del prestito si limitavano a restituire il “pegno” avuto in garanzia. In seguito con l’aumentare degli ammontari prestati, al fine di non ripercorrere la strada dell’usura, i Francescani misero un tetto al “tasso di interesse”, calcolandolo nella misura massima del 6%. L’interesse aveva una sua ragione solo al fine di  sostenere le spese del Monte e per ripagare in piccolissima parte chi forniva i denari da prestare. 
In queste poche righe di storia si racchiudono i concetti su cui dovrebbe fondarsi un sistema bancario moderno ed efficiente:
1.       finanziare gli investimenti necessari per creare e sviluppare le imprese e più in generale le attività produttive
2.       finanziare gli investimenti delle famiglie
3.       trasferire (momentaneamente) il surplus di risparmio, (moltiplicandolo attraverso la leva)  verso attività che necessitano supporto finanziario per potersi sostenere.
Un sistema finanziario è il perno dello sviluppo di un paese quando svolge in modo “moderno” le stesse funzioni per le quali sono nati i Monti di Pietà. Certo, oggi una banca, grazie al frazionamento dei rischi e  dovendo mantenere solo una piccola riserva di liquidità, può addirittura “creare” liquidità in questo modo il sistema nel suo complesso supera il semplice “trasferimento di ricchezza” e diviene motore esso stesso dello sviluppo creando moneta; ma il fine ultimo del sistema bancario è anticipare risorse per permettere, oggi, l’avvio di attività che saranno ripagate, in futuro, grazie al lavoro.
Il terribile “credit crunch” che sta attanagliando l’Europa, di fatto, ha ridotto enormemente la capacità del mondo bancario di fornire credito a imprese e famiglie ed è una delle ragioni della attuale crisi economica.
Il credit crunch deriva da 2 errori di lungo periodo: errori ben conosciuti ma di cui si parla pochissimo e sono totalmente ignorati dai grandi media:
1.       Nel 1999 Bill Clinton con l’avvallo della maggioranza Repubblicana del Congresso (quindi bipartisan) abrogò il Glass-Steagall Act. Era la legge istituita nel 33 (al culmine della crisi del 29)  che separava le attività delle banche d’affari dalle banche di credito ordinario.  L’abrogazione del Glass-Steagall Act fu l’ apertura del vaso di Pandora. Da quel momento le banche iniziarono ad occuparsi più di derivati che di credito ordinario e si misero le premesse per il disastro;
2.       L’istituzione delle Stock Option come pagamento dei compensi dei top manager del sistema bancario. Questo incentivò enormemente i manager a portare avanti politiche di breve o brevissimo respiro, per far si che gli utili  esplodessero e consentissero loro di massimizzare i guadagni, senza badare alla sostenibilità a lungo termine delle politiche avviate.  
Dopo anni di eccessi la crisi dei “mutui sub-prime” fu la goccia che fece traboccare il vaso e nel 2009 l’Intero sistema bancario occidentale rischiò il blocco con default a catena di banche. Va detto per amor di verità che il sistema con maggiori difficoltà fu quello USA, mentre in Europa furono le banche Britanniche e quelle Tedesche a soffrire maggiormente. In tutti e tre i paesi la crisi di illiquidità e in molti casi di insolvenza del settore bancario fu risolta con massicci interventi pubblici finanziati con deficit dei 3 stati. (deficit che incrementarono il debito complessivo di tali stati di molti punti percentuali del PIL)
In Italia, paese che aveva mantenuto maggiormente la separazione tra banche commerciali e merchant bank, non ci fu alcun fallimento e nessuna banca dovette essere ricapitalizzata dallo stato. Alcune, limitate situazioni di illiquidità furono superate con i famosi “Tremonti Bond” ma furono situazioni limitatissime e nelle quali lo stato guadagnava (i tassi di interesse dei Tremonti Bond erano elevati).
Capire le origini della crisi è il primo passo per proporre rimedi. Vediamo le principali azioni politiche da sostenere per scongiurare nuove crisi e per riavviare lo sviluppo:

Credit Default Swap su stati sovrani
-         Riproporre una legge simile al vecchio Glass-Steagall Act con il quale reintrodurre la separazione tra banche di credito ordinario e banche d’affari. (solo le seconde possono avere la possibilità di commerciare derivati)
-          Vietare le stock option per i manager del settore bancario
-          Porre tutte le transazioni dei derivati quali i CDO e CDS (i famigerati Credit Default Swap, che dovrebbero assicurare dal fallimento addirittura gli stati sovrani e che sono divenuti uno strumento improprio per misurare la salute economica degli stati) all’interno di mercati con regole precise e dove la trasparenza è assicurata (oggi vengono gestiti solo da alcune grandi banche internazionali).
Queste sono le tre azioni che dovrebbe attuare la UE, il G8 e il G20, e che, per le parti che gli competono, Monti dovrebbe sostenere internazionalmente e attuare in Italia. Questi sono i tre pilastri per riportare la finanza al suo ruolo originario , che è quello di finanziare lo sviluppo e sono anche i pilastri per scongiurare le future crisi.
Invece cosa fanno Monti, la Merkel e mezza UE?   Si concentrano sulla Tobin Tax, una tassa utilissima per far demagogia e dare uno zuccherino a milioni di disoccupati, ma inutile a riformare la finanza. Infatti gli unici a pagarla saranno i piccoli risparmiatori europei, mentre le grandi banche d’affari che operano a Londra, New York e Singapore non pagheranno un solo dollaro di tasse (questi paesi non applicano la Tobin Tax). Al danno si aggiungerà anche la beffa di veder i mercati finanziari europei sempre più marginalizzati, perché, per evitare la Tobin Tax, i grandi patrimoni si sposteranno altrove e l’Europa ne risulterà ulteriormente impoverita e anche lì, avremo più disoccupati.
Per questo esorto il Premier Monti a proporre politiche finanziarie che ricalchino lo spirito con cui i Francescani fondarono le prime banche. Finanza per le imprese e per le famiglie. Solo partendo da lì si possono ricreare le basi per uno sviluppo sano e di lungo periodo.

lunedì 26 novembre 2012

Il Debito della Germania e della Francia è cresciuto molto più di quello Italiano, quello della GB è esploso, eppure i loro tassi di interesse non sono aumentati: ecco il perchè!



Ancora una serie di dati oggettivi per ragionare: abbiamo importato alcuni dati da Eurostat per evidenziare l'andamento del debito in alcuni paesi UE. Le sorprese sono moltissime. Analizziamo le cifre:
La Germania nel 1995 aveva un debito pari al 55,6% del PIL (sotto il famoso parametro di Mastrict del 60%). Già nel 2007 (prima della grande crisi) il suo debito era cresciuto al 65,2% e nel 2011 è arrivato a 80,5. Un aumento del 44,2% in 16 anni. 

La Francia ha aumentato il proprio debito del 54,9% in 16 anni (vedi dati in tabella). E quelle cicale spendaccione dell'Italia. Sorpresa il nostro debito è stabile (-0,2%) e addirittura nel 2007 era a 103,3  -17% rispetto al 1995.  Incredibile vero, se andiamo a vedere il debito dell'Italia negli ultimi 16 anni vediamo che è stabile e addirittura che prima della crisi mondiale "subprime" stava calando mentre il debito di Germania e Francia stava salendo anche prima della crisi.

Nel Grafico sotto potete vedere il tasso di Interesse dei paesi UE. Qui si racchiude il nocciolo del problema. L'Italia sul suo debito paga oltre il 5%  la Germania è attorno all'1%. Ora in economia contano i trend, e i tassi di interesse scontano il futuro, ebbene normalmente avremmo dovuto avere un aumento dei tassi in Germania, visto che il trend è negativo (il loro debito è fortemente aumentato) e una sostanziale stabilità dei tassi Italiani (rispetto al 1995) ma non è stato così. I nostri si sono impennati, quelli tedeschi sono stabili o in riduzione.
Ma è ancora più incredibile la dinamica dei tassi Inglesi, come vedete il debito publico GB è esploso, raddoppiando dal 2007 ad oggi. Ma il costo del suo debito è rimasto bassisimo. Apparentemente incredibile? La spegazione è invece semplicissima: La Boe stampa moneta, in altre parole la Bank Of England interviene sul mercato comprando i bond emessi dal governo inglese. Questo ha permesso alla GB di mantenere stabile o addirittura ridurre il costo del debito. La BCE non può farlo per statuto! Così noi corriamo irreversibilmente verso il Baratro!


I mercati attaccano il paese che non ha difese. La BCE è il nostro esercito, l'Italia è sotto attacco, ma il nostro esercito sta a Francoforte e si guarda bene dell'intervenire e così alle grandi banche d'affari internazionali non pare vero di depredare l'Italia. Se questa vi pare una unione?



C'è chi nel 1970 aveva già capito le ragioni della crisi dell'Euro. Possibile che gli Eurocrati non la capiscano nemmeno oggi?

Nicholas Kaldor nel 1971 scrisse un saggio incredibile nel quale spiegò mirabilmente cosa sarebbe accaduto ad una Unione Monetaria fatta prime dell'Unione Politica.  Invito tutti a leggere l'abstract di Kaldor (link). Neppure oggi, che le cose sono lampanti e gli effetti dell'unione monetaria sono sotto gli occhi di tutti, nessuno vede la "trave". Non la vedono i "tecnici" che stanno al governo, non la vedono gli Eurocrati che stanno a Bruxelles, non la vede la Merkel, e incredibilmente non la vedono nemmeno i super economisti che vogliono fondare un partito per risanare l'Italia (vedi Zingales). Eppure tutti i dati convergono, la soluzione è lì a portata di mano:
- Bisogna rivedere il trattato di Maastrict
- Cambiare lo statuto della BCE
- Montetizzare il debito
- Avviare un New Deal Europeo
Ma per farlo ci vuole coraggio e avremmo bisogno di statisti qui in Italia e in Europa.
Non è così........ dovremo vedere il disastro? La deindustrializzazione del Nord Italia? La disoccupazione di massa? La fuga dei capitali? la distruzione della classe media? La svendita del patrimonio pubblico? Quante altre cose analoghe dovremo vedere prima di cominciare a comprendere e modificare questa assurda politica economica nata con Mastrict? Ci sono momenti in cui preferirei essere ignorante. Si ignorare tutto e andarmene a dormire tranquillo. Invece sono qui, tristissimo per questo paese che si sbriciola, triste per questa Europa che da bambino amavo e ora ha perso la via, triste perchè l'ottusità di vecchi burocrati incapaci di vedere oltre alle politiche del "pareggio di bilancio", sta portando un grande sogno, il sogno di un'europa libera e in pace motore di sviluppo..... lo stanno portando alla distruzione.
Consiglio ai 4 amici che frequentano questo piccolo blog di leggere Kaldor e di confrontarlo con chi ci governa.......... che tristezza!  Quando in agosto, durante le ferie ho avviato questo Blog mi ero ripromesso di essere positivo, di proporre soluzioni, di non fare polemica, ma la pochezza del dibattito economico in Europa e in Italia è desolante e le proposte dei "tecnici" che ci governano rasentano la follia; hanno impostato un congegno che sembra un meccanismo di autodistruzione.
Che tristezza non poter far nulla per fermare il conto alla rovescia!

domenica 25 novembre 2012

Blog interessanti

Ho inserito i links a  2 nuovi blog molto interessanti:
Utili per andare oltre al "pensiero unico" imperante.

venerdì 23 novembre 2012

Ministro Giarda: "irrilevanza della politica negli ultimi 20 anni"

Ieri si è tenuto a Banca intesa un importante giornata di studio. Durante l'incontro il Ministro Giarda dopo una lunga relazione in cui dimostra che governi diversi hanno attuate politiche analoghe ha concluso: "che tale situazione farebbe pensare ad una sostanziale "irrilevanza" della politica ("la politica come epifenomeno"secondo la definizione di Raffaele Mattioli ) degli ultimi anni, incapace di fare politiche di rottura, in particolare di far fronte di un incredibile aumento del debito pubblico e in una sostanziale stagnazione che ha portato nel periodo 2002 - 2012 a una crescita zero.". Invito a leggere la relazione completa direttamente alla fonte (link) .
I concetti espressi sono interessantissimi, ma anche Giarda non arriva al punto: è la politica economica della UE e il sistema rigido di Mastrict che non è adatto all'Italia. Questa è la questione fondamentale!
Nel 1995 il Debito/PIL dell'Italia era al 120%, esattamente come oggi. E allora perchè oggi su quel debito paghiamo interessi spropositati e pur essendo il paese con il più grande avanzo primario stiamo collassando. E' la politica UE che non funziona.


Nell'articolo pecedente avevo messo il grafico dell'avanzo primario dell'Italia dal 2000 ad oggi, sempre positivo tranne il terribile 2009 (crisi mondiale e non Italiana) . Le informazioni ci sono. Bisogna trarre le conclusioni. E' stata la politica UE e le misure che l'Italia ha preso per rientrare nei parametri di Mastrict a distruggerci, insieme alla impossibilità della BCE ad agire come nostra Banca Centrale. Questi sono i due errori di fondo. Entrambe le coalizioni non hanno mai sostanzialmente messo in discussione la politica UE.
Vorrei essere chiaro. Non è la UE in discussione, anzi, ma sono le politiche economiche della UE da Mastrict in poi che ci hanno reso impossibile gestire l'economia Italiana. L'Italia non è la Germania, e non lo può diventare semplicemente per decreto. Nel 2000 però il Nord Italia aveva un reddito procapite, e un sistema industriale paragonabile a quello tedesco. Oggi dopo 12 anni di Euro e di gestione economica e finanziaria sostanzialmente di stile tedesco, la produzione Industriale Italiana è crollata del 20% e quella tedesca è cresciuta del 17% (vedi grafico su questo blog)

Il debito non è il solo indicatore. La mancanza di equilibratori automatici e la rigidità di tutta l'impalcatura UE è per noi un disastro. Non c'è irrilevanza della politica, c'è e c'è stato, un errore di fondo della politica che ha ingabbiato l'imprenditorialità italiana in un sistema che non è adatto a noi.